Attaccamento sicuro con il padre: la chiave dello sviluppo sociale e cognitivo del bambino

Come riportato nel precedente articolo, la funzione del padre svolge un ruolo importante nel facilitare il bambino all’esplorazione dell’ambiente. La sicurezza secondo molti autori ha una funzione fondamentale a livello dell’esplorazione ed è parte integrante del concetto di sicurezza dell’attaccamento (Grossman, Zimmerman, 2000).

È pur vero che i bisogni di attaccamento del bambino variano in rapporto all’età. Infatti, all’inizio della vita il bambino è in una fase di totale vulnerabilità e ha soprattutto bisogno di contatti di accudimento molto intensi e ravvicinati. Crescendo è in grado di allontanarsi e imparare a controllare il contesto per conto proprio.

Ed è proprio a questo punto che il ruolo del padre è fondamentale, ovvero proprio quando il piccolo è pronto a confrontarsi con il mondo fuori di lui (Lewis, Weintraub, 1976). 

Nell’interazione di gioco, il padre può rassicurare il piccolo alle prese con la scoperta di una realtà sconosciuta. Il padre non è solamente scelto come partner di gioco privilegiato, ma soprattutto presenta una modalità di gioco diversa da quella materna, che solitamente si concentra maggiormente sulla verbalizzazione.

Molte ricerche indicano che lo stile di gioco paterno è più attivo, stimolante e legato alla fisicità, all’interno del quale trovano posto le zuffe, i lanci in aria e il solletico (Lamb, 1977; Lewis et al., 1976; Parke et al., 1980; Pedersen et al., 1979). La madre invece, cerca essenzialmente di attirare l’attenzione visiva del bambino (Yogman, 1980; Power et al., 1981) e tende ad utilizzare maggiormente i giocattoli e interviene in modo più intellettuale e didattico (Clarke et al., 1977; MacDonald et al., 1984). 

I giochi energici che il padre attua con il bambino hanno la funzione di rappresentare per il bambino un confronto con il rischio. Grazie a questo tipo di interazione il bambino viene spinto a sperimentare cose nuove, che a prima vista potrebbero sembrargli paurose, ma per le quali il padre sa che non costituiscono un pericolo per la sua incolumità. È attraverso questo tipo di interazione che il bambino acquisisce quella fiducia nella propria capacità di affrontare il mondo, che lo aiuta a rendersi autonomo. Si può quindi pensare che il padre sia maggiormente predisposto a riconoscere le esigenze del bambino nel contesto del gioco che non in quello del “maternage”. 

Da diverse ricerche emerge l’importanza della qualità dell’attaccamento al padre, e non alla madre, del ruolo determinante dello sviluppo della socialità nei confronti di persone sconosciute. Infatti, diversi autori (Kromelow, Harding, Touris, 1990) hanno evidenziato che i maschi sicuri nei confronti del padre sono più socievoli di quelli insicuri, mentre non è risultato alcun rapporto tra la capacità sociale e l’attaccamento alla madre.

Secondo altri importanti autori (Fonagy, Target, 1997) la disponibilità del genitore a giocare nell’ambito delle interazioni con il bambino, costituisce il fondamento dello sviluppo successivo di capacità riflessive nel bambino. In altre parole, l’attività di gioco svolta insieme al padre costituisce una base fondamentale per lo sviluppo di quella che viene chiamata metacognizione, ovvero quel processo di pensare al proprio pensiero, la consapevolezza e la comprensione dei propri processi cognitivi, come apprendiamo, comprendiamo, ricordiamo e risolviamo problemi. 

Diversi autori (MacDonald, Parke, 1984) ritengono che sia proprio attraverso il gioco corporeo che il bambino si allena a prendere coscienza delle proprie azioni e del modo in cui esse incidono nella propria interazione con gli altri. Nello stesso tempo il bambino acquisisce la capacità di comprendere i segnali che provengono dagli altri. Insegnando al figlio come regolare le interazione interpersonali, il padre assume dunque un ruolo fondamentale nel suo sviluppo sociale. Sempre gli stessi autori hanno messo in luce una connessione tra la qualità del gioco paterno e la popolarità del bambino presso i compagni di classe. Più il padre intrattiene con il bambino giochi corporei e spontanei, in grado di suscitare emozioni positive, più questi risulta avere successo tra i suoi coetanei. 

Anche per quanto riguarda l’esplorazione del mondo fisico, la capacità del padre di rassicurare il bambino nell’affrontare il rischio gioca un ruolo fondamentale e la sua importanza viene confermata da diversi studi (Camus, 1992). Questi studi hanno confermato che i piccoli sono maggiormente sensibili agli inviti a prendere l’iniziativa provenienti dal padre rispetto a quelli provenienti dalla madre, per questa ragione i padri costituiscono delle “rampe di lancio” migliori rispetto alle madri. 

L’influenza del padre nella costruzione delle rappresentazioni di attaccamento del bambino non è trascurabile, oltre alla sua importanza intrinseca, il ruolo paterno appare ancora una volta qualitativamente diverso. Da molto tempo si è ritiene che il padre abbia un posto centrale nella conquista dell’indipendenza del bambino. Il padre, infatti, fungendo da “terzo” nella relazione composta dalla diade madre-bambino, costituisce un elemento che contribuisce a dilatare la relazione madre-bambino, lasciando più libero quest’ultimo di sbocciare al di fuori di questo legame. Le attuali conoscenze confermano, inoltre, che il padre costituisce senz’altro un importante supporto nella conquista dell’indipendenza da parte del bambino, ma non solo in quanto terzo, ma come figura d’attaccamento. 

Grazie alla sua funzione di rassicurazione nella scoperta progressiva del mondo da parte del bambino, il padre promuove in lui un sentimento di fiducia e autonomia, che rappresenta uno degli obiettivi principali della relazione di attaccamento. 

Esiste un’evidenza empirica che conferma quanto la madre e il padre costituiscano risorse differenziate per il bambino, sebbene entrambi rappresentino per lui fondamentali figure di attaccamento. La madre propone al bambino la sicurezza tramite una relazione di tipo protettivo, mentre invece, il padre gli insegna a discernere e a familiarizzare con le difficoltà che provengono dal mondo esterno. 

I risultati delle ricerche in quest’ambito portano a ritenere che quando il bambino è in compagnia di un padre sicuro tale percorso di automatizzazione avviene in modo naturale, mentre, invece, in presenza di un padre insicuro l’autonomia è forzata e prematura, in quanto si fonda sulla minimizzazione, se non addirittura sulla negazione, dei vissuti di insicurezza del bambino e non parte quindi dal desiderio autentico del bambino di muoversi alla scoperta del mondo.

Molti studiosi partendo dal fatto di analizzare il ruolo del padre come analogo a quello della madre, sono giunti alla conclusione che il padre non arrivi a svolgere funzioni materne altrettanto bene della madre. In realtà, da quanto emerge da numerosi studi già citati in precedenza, anche nei precedenti articoli dedicati al tema dell’attaccamento, emerge quanto invece il padre abbia un ruolo che certamente non può essere uguale a quello della madre, ma non in quanto questo sia meno importante, ma in quanto questo sia diverso e in quanto contribuisce, con modalità specifiche, alla sicurezza dell’attaccamento del bambino. 

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Ongari, B. (2006). La valutazione dell’attaccamento nella seconda infanzia. L’attachment story completion task: aspetti metodologici ed applicativi. Unicopli.

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