Bambini altamente sensibili

Avvertenza: È importante notare che i tratti di alta sensibilità e di alta sensibilità sensoriale possono coesistere con disturbi dell’elaborazione sensoriale e/o dell’integrazione sensoriale nei bambini (si veda “Integrazione sensoriale ed elaborazione sensoriale“). Tuttavia, è fondamentale comprendere che la presenza di questi disturbi non implica necessariamente l’essere altamente sensibili (si veda anche “Bambini altamente sensibili e Disturbo dell’Elaborazione Sensoriale“).

Infine, è essenziale sottolineare che l’etichetta di “Bambino Altamente Sensibile” può essere interpretata in modi diversi e può avere implicazioni variegate. Talvolta, alcuni genitori, nella speranza di evitare di riconoscere o accettare la condizione diagnosticata al proprio figlio, possono aggrapparsi a questa definizione come un tentativo disperato di negare una diagnosi precedente. È importante comprendere che, sebbene molti bambini con disturbi del neurosviluppo possano manifestare elevata sensibilità sensoriale, questa sensibilità è solitamente una caratteristica secondaria del disturbo e non indica necessariamente l’essere un bambino altamente sensibile.

In generale, un bambino altamente sensibile mostra un funzionamento che rientra nel range normale in diverse aree, tra cui quelle socio-affettive, comunicative (ricettive ed espressive), cognitive, emotive, adattive e comportamentali. Si consiglia di leggere l’articolo “Affrontare la diagnosi di una condizione pediatrica” per ulteriori approfondimenti.

Chi è un bambino ALTAMENTE SENSIBILE e come si riconosce?

Partiamo da una ricerca. Nel 1989, lo psicologo americano Jerome Kagan fece una ricerca su oltre 500 neonati. Dopo averli seguiti per diverso tempo, notò che tra di loro uno su cinque era particolarmente agitato: si muoveva di più, piangeva di più e aveva più bisogno di contatto fisico. Kagan coniò un termine per questi bimbi: bambini altamente reattivi.

E’ stata in seguito la psicologa e autrice Elaine Aron a usare il termine “alta sensibilità”. Il suo libro del 1996 “The Highly Sensitive Person“, ha venduto oltre un milione di copie. Kagan ha poi osservato che gli stessi bambini molto agitati da neonati, da adulti diventavano più inibiti.

Come si riconosce un bimbo molto sensibile

L’ipersensibilità è un tratto che si trasmette familiarmente e non si sa ancora in che modo. Se un bimbino è altamente sensibile è probabile che anche la mamma o il papà lo siano.

I bambini altamente sensibili sono quelli che per esempio:

  • amano giocare da soli;
  • hanno uno o due amichetti e sono intimoriti da gruppi grossi;
  • preferiscono stare vicino alla mamma;
  • sussultano per i rumori forti;
  • mostrano un’empatia molto spiccata, per gli altri bimbi ma anche per gli animali.
  • Soffrono quando vedono un animale ferito, non sopportano le ingiustizie.

Soprattutto il dono più grande che un genitore può fare a suo figlio è quello di offrire al bambino gli strumenti per decodificare quello che sente, come per esempio dare il nome giusto alle sue emozioni, in modo da comprendere quello che si sta provando. Il termine usare è ‘validare‘: dare validità a ciò che il bambino sta sentendo perché se lo sente è vero. Così il bambino impara ad avere fiducia delle proprie sensazioni.

Il genitore può anche aiutare il figlio a sperimentare e a superare, passo dopo passo, i propri limiti. Senza forzature, senza costrizioni, senza giudizio. Si può chiedere al bambino se vuole entrare in una fase di sperimentazione e rispettare poi la sua decisione. I bambini altamente sensibili sono molto curiosi e proprio questa voglia interna di scoprire, spingerà il bambino a fare un passetto avanti. Un bambino altamente sensibile, ha una gran voglia di scoprire il mondo. Ha solo paura di farlo e questo lo porterà a farlo con molta lentezza, un passo alla volta. 

Se non si rispetta l’animo sensibile di chi è nato con questo tratto di personalità, il pericolo diventa quello di  vivere una vita non tua e non essere mai completamente te stesso. Si rischia di avere questa sensibilità sotto pelle che continua a premere e trova il suo sfogo in somatizzazioni o chiusure che allontanano da una contatto autentico con le persone.

Importanza della consulenza professionale e dell’accettazione delle complessità familiari

È fondamentale sottolineare che il termine “Bambino Altamente Sensibile” non rappresenta una diagnosi clinica e non dovrebbe essere utilizzato per mascherare eventuali problemi comportamentali derivanti da dinamiche familiari complesse, come lutti, conflitti genitoriali, abusi sessuali subiti dal bambino o dal genitore, maltrattamenti, violenze o traumi in generale, condizioni che potrebbero eliminare tutta una serie di sintomi comportamentali (che nulla hanno a che fare con la condizione di Bambino Altamente Sensibile). Inoltre, non dovrebbe essere impiegato per nascondere condizioni diagnostiche correlate a disturbi del neurosviluppo. In queste circostanze, è essenziale che i genitori si rivolgano a un professionista adeguatamente formato per una valutazione accurata e per elaborare un piano terapeutico personalizzato, che potrebbe includere specifiche forme di terapia come la psicoterapia familiare, la psicoterapia individuale o interventi di potenziamento cognitivo.

La comprensione del termine “Bambino Altamente Sensibile” come concetto non diagnosticabile è essenziale per evitare che venga utilizzato come un modo per mascherare problemi più profondi, come quelli derivanti da complesse dinamiche familiari. Queste dinamiche possono includere lutti non elaborati, conflitti genitoriali irrisolti, abusi sessuali subiti dal bambino o dal genitore, maltrattamenti, violenze o traumi psicologici in generale. È comune che i genitori, di fronte a tali situazioni, cerchino una spiegazione o una giustificazione al comportamento del proprio figlio, e il concetto di sensibilità può diventare una sorta di “scudo” per evitare di affrontare la complessità dei problemi sottostanti.

Inoltre, è importante riconoscere che l’utilizzo del termine “Bambino Altamente Sensibile” al fine di negare o minimizzare condizioni diagnostiche reali legate a disturbi del neurosviluppo o problematiche dovute a dinamiche familiari complesse (divorzio, conflittualità genitoriale, padre o madre violenti/aggressivi, ecc.) può comportare gravi conseguenze. Questo tipo di etichettatura può ritardare o impedire l’accesso a una valutazione accurata e a un intervento terapeutico mirato, che sono essenziali per il benessere del bambino e il sostegno della sua crescita e sviluppo.

Di fronte a situazioni complesse e sfide emotive, è fondamentale che i genitori cerchino il supporto di professionisti qualificati, come psicologi e terapisti familiari. Questi esperti possono fornire una valutazione accurata delle esigenze del bambino e della famiglia nel loro insieme e creare un piano terapeutico personalizzato. Questo piano potrebbe includere interventi come la psicoterapia familiare, la psicoterapia individuale per il bambino o il genitore, o interventi di potenziamento cognitivo per affrontare specifiche sfide comportamentali o emotive.

In definitiva, accettare e affrontare le complessità delle dinamiche familiari e delle condizioni individuali del bambino è fondamentale per garantire un ambiente di crescita sano e sostenere il suo benessere emotivo e psicologico a lungo termine. La consulenza professionale offre un prezioso sostegno e risorse per affrontare queste sfide in modo efficace e costruttivo, promuovendo la resilienza e il benessere di tutta la famiglia.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

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