Dal bambino all’adulto: implicazioni delle esperienze di attaccamento insicuro

Legame tra Attaccamento Insicuro e Disturbi Psicologici

La teoria dell’attaccamento, formulata da Bowlby nel 1969, rappresenta una pietra miliare nel campo della psicologia dello sviluppo, evidenziando il legame tra le esperienze infantili e la salute mentale nel corso della vita (Attili, 2001a). Secondo Bowlby, i disturbi psicologici e i sintomi associati derivano dalle interazioni precoci tra il bambino e le figure di attaccamento, sottolineando l’importanza basilare di una relazione di attaccamento sicura durante l’infanzia per il benessere emotivo e psicologico futuro.

La teoria di Bowlby si basa sull’idea di un sistema di attaccamento innato presente negli individui fin dalla nascita, un adattamento evolutivo che ha avuto origine per garantire la sopravvivenza della specie umana (Bowlby, 1969). Questo sistema di attaccamento ha lo scopo di mantenere l’equilibrio tra le condizioni esterne e interne di sicurezza, assicurando che l’individuo si senta al sicuro quando è in presenza della figura di attaccamento, solitamente la madre (Attili, 2001a).

Quando l’ambiente è sicuro, il sistema di attaccamento rimane in uno stato di “sonno”, ma quando si avverte un pericolo, si attiva, scatenando una serie di comportamenti di attaccamento come il pianto, l’aggrapparsi e il cercare la vicinanza con la figura di attaccamento (Bowlby, 1969). Questi comportamenti mirano a ripristinare uno stato di sicurezza attraverso la prossimità con la madre o la figura di attaccamento.

Secondo la teoria dell’attaccamento, il bambino ricerca il contatto con la madre come risposta a una motivazione primaria di protezione e sicurezza (Attili, 2001a). La presenza della madre fornisce al bambino un rifugio sicuro dai pericoli dell’ambiente esterno, svolgendo un ruolo fondamentale nel soddisfare i bisogni emotivi e fisici del bambino durante lo sviluppo.

In sintesi, la teoria dell’attaccamento di Bowlby sottolinea l’importanza vitale della relazione di attaccamento precoce per il benessere emotivo e psicologico a lungo termine, evidenziando il ruolo fondamentale della figura di attaccamento, di solito la madre, nel fornire protezione e sicurezza durante lo sviluppo del bambino.

I modelli mentali dell’attaccamento (IWM) 

I modelli mentali dell’attaccamento, noti come Internal Working Models (IWM), rappresentano un elemento chiave nella teoria dell’attaccamento, evidenziando come le esperienze precoci di attaccamento influenzino la percezione di sé e degli altri. Questi modelli si sviluppano sulla base delle interazioni con la figura di attaccamento primaria, solitamente la madre, e riflettono le aspettative riguardanti la disponibilità e le risposte della figura di attaccamento alle situazioni di bisogno e di stress (Bowlby, 1969).

Gli individui con un modello di attaccamento sicuro (B) sviluppano un’immagine positiva di sé come degni di amore e capaci di affrontare le sfide emotive. Percepiscono la figura di attaccamento come disponibile ad aiutare in caso di necessità e sono aperti alla negoziazione e alla gestione delle separazioni e dei conflitti (Attili, 2001b).

Al contrario, gli individui con uno stile di attaccamento evitante (A) sviluppano un modello mentale di sé come persone non meritevoli di affetto e che devono fare affidamento su se stesse. Percepiscono la figura di attaccamento come distante o addirittura ostile in caso di bisogno, e tendono a negare i propri bisogni emotivi, preferendo un’autorappresentazione stereotipicamente positiva o negativa (Attili, 2001b).

Questi modelli mentali influenzano profondamente il modo in cui gli individui affrontano le relazioni e le sfide della vita, riflettendo la qualità dell’attaccamento formatasi durante l’infanzia. Comprendere i modelli mentali dell’attaccamento può essere fondamentale per intervenire efficacemente nei disturbi emotivi e relazionali, promuovendo un cambiamento positivo nell’autopercezione e nelle dinamiche interpersonali (Attili, 2001b).

IWM, relazioni e disturbi della condotta

Diverse ricerche hanno dimostrato che i bambini con un attaccamento sicuro manifestano una serie di comportamenti socialmente positivi fin dall’infanzia fino all’età adulta. Pastor (1981) ha evidenziato che i bambini sicuri al nido sono più socievoli e autonomi rispetto ai loro coetanei. Inoltre, Egeland (1983) ha osservato che questi bambini hanno un migliore controllo delle proprie relazioni. Successivamente, Sroufe (1983) ha notato che durante l’esperienza della scuola materna, i bambini sicuri sono più propensi a partecipare a interazioni cooperative con i loro coetanei, mostrando espressività e affettuosità nei giochi.

L’adattamento sociale dei bambini sicuri continua a svilupparsi nel tempo. Grossmann (1991) ha constatato che, intorno ai 10 anni, sono più abili nel chiedere aiuto agli altri durante situazioni di stress e hanno pochi, ma solidi, legami di amicizia. Da adulti, mantengono queste caratteristiche positive: Hazan e Shaver (1987, 1994) hanno osservato che sono capaci di instaurare relazioni affettive basate sulla fiducia e sull’accettazione reciproca. Inoltre, come genitori, sono in grado di offrire supporto, ascolto e aiuto ai propri figli (Attili, Vermigli, Felaco, 1994).

D’altra parte, i bambini con attaccamento ansioso-evitante mostrano comportamenti problematici già dall’infanzia. Erickson (1995), Attili (1989), e Grossmann e Sroufe (1992) hanno evidenziato che tendono ad essere aggressivi e isolati durante le interazioni con i compagni di gioco alla scuola materna. Da adulti, questi individui mantengono un atteggiamento distaccato e poco empatico nelle relazioni sentimentali (Hazan, Shaver, 1987, 1994). Inoltre, mostrano comportamenti di rifiuto e disconferma nei confronti dei propri figli (Attili, 2001) e possono sviluppare comportamenti dissociali e delinquenziali in contesti sociali (Crittenden, 1994).

Infine, i bambini con attaccamento ansioso-ambivalente presentano difficoltà nell’adattarsi socialmente sin dall’infanzia. Erickson et al. (1985) e Attili (1989) hanno osservato che sono tendenzialmente impulsivi, tesi, timorosi e difficilmente consolabili. Da adulti, manifestano gelosia e possessività nelle relazioni sentimentali (Attili et al., 1994; Attili, 2001c), e se caratterizzati da comportamenti dissociali, possono essere coinvolti in crimini passionali (Crittenden, 1994).

Attaccamenti insicuri e psicopatologie

Gli attaccamenti insicuri sono spesso associati a una serie di psicopatologie che riflettono le strategie di adattamento sviluppate durante l’infanzia per far fronte alle relazioni di attaccamento disfunzionali. Individui con attaccamento evitante/distaccato tendono a utilizzare l’inibizione delle emozioni come strategia inconscia per mantenere una distanza emotiva dalle figure di attaccamento percepite come inaffidabili (Bowlby, 1969). Al contrario, coloro che hanno un attaccamento ambivalente/invischiato tendono a esagerare le proprie emozioni per cercare di esercitare e mantenere il controllo sulla figura di attaccamento instabile (Bowlby, 1969).

Inoltre, gli individui con attaccamenti disorganizzati/non risolti sono spesso costretti a scindere le emozioni dai pensieri e dalle idee, creando una frattura tra la loro esperienza emotiva e il loro funzionamento cognitivo (Main & Hesse, 1990). Questa scissione può derivare da esperienze traumatiche o da relazioni di attaccamento altamente disfunzionali durante l’infanzia, che hanno portato alla mancanza di coerenza nell’integrazione delle emozioni e delle esperienze (Main & Hesse, 1990).

In sostanza, le psicopatologie associate agli attaccamenti insicuri riflettono i tentativi dell’individuo di adattarsi a relazioni di attaccamento disturbate durante l’infanzia. Questi modelli di attaccamento possono influenzare profondamente il modo in cui gli individui affrontano le relazioni interpersonali e le sfide emotive durante la loro vita (Bowlby, 1969).

Le patologie dell’attaccamento evitante/distaccato

Le patologie associate all’attaccamento evitante/distaccato sono diverse e possono influenzare profondamente il benessere psicologico e emotivo degli individui. Alcuni studi hanno evidenziato una serie di disturbi psicologici e comportamentali correlati a questo tipo di attaccamento.

Lambruschi e Ciotti (1985) hanno osservato che i bambini con attaccamento evitante possono manifestare disturbi emotivi, psicosomatici e della condotta, tra cui isolamento e aggressività. Inoltre, possono essere suscettibili a disturbi da deficit di attenzione e iperattività, così come disturbi alimentari.

Rosenstein e Horowitz (1996), in uno studio condotto su adolescenti ospedalizzati per problemi psichiatrici, hanno notato che coloro con un’organizzazione dell’attaccamento evitante tendevano ad avere diagnosi per disturbi basati sulla minimizzazione del distress. Questi disturbi includono abuso di sostanze, disturbi della condotta e disturbi di personalità di tipo narcisistico o antisociale.

Fonagy e colleghi (1996) hanno suggerito che l’attaccamento distaccato, che si sviluppa nell’attaccamento evitante dell’infanzia, è correlato a patologie di tipo proiettivo. Modelli mentali riconducibili a questa tipologia sono associati a disturbi paranoici, problemi narcisistici e disturbi alimentari di tipo anoressico.

Ulteriori segnalazioni hanno confermato l’associazione tra l’attaccamento evitante/distaccato e disturbi alimentari, come l’anoressia restrittiva, sia in giovani adulti che in adolescenti (Candelori, Ciocca, 1998; Di Pentima, Magnani, Attili, 1999). Questi risultati evidenziano l’importanza di considerare l’attaccamento nelle valutazioni e nelle strategie di intervento per la gestione di tali patologie.

Le patologie dell’attaccamento ambivalente/invischiato

Le patologie associate all’attaccamento ambivalente/invischiato riflettono le esperienze con una figura di accudimento altamente imprevedibile e la strategia inconscia per esercitare e mantenere il controllo su di essa. Nei bambini con attaccamento ambivalente, sono comuni sintomi di ansia ed angoscia da separazione, fobie e disturbi psicosomatici che richiamano l’attenzione degli adulti, come coliche, attacchi di asma e dermatiti. Inoltre, possono manifestare disturbi della condotta caratterizzati da comportamenti tirannici e difficoltà di attenzione, come scarsa perseveranza (Lambruschi, Ciotti, 1985).

Negli adolescenti con un’organizzazione dell’attaccamento ambivalente, che sono ricoverati per problemi psichiatrici, sono più frequenti le diagnosi di disturbi caratterizzati da livelli elevati di distress. Questi disturbi comprendono disordini affettivi, istrionici e di personalità borderline (Rosenstein, Horowitz, 1996). Anche i disturbi alimentari, come l’anoressia purgativa, sono stati riscontrati in associazione a modelli mentali di tipo ambivalente in pazienti adolescenti (Di Pentima et al., 1999). In giovani adulti, sia l’anoressia purgativa che la bulimia sono stati associati a modelli di attaccamento invischiato/preoccupato (Candelori, Ciocca, 1998).

Fonagy (1996) suggerisce che l’attaccamento preoccupato/invischiato in età adulta, che si evolve dall’attaccamento ambivalente infantile, può essere associato a una serie di psicopatologie introspettive, tra cui depressione, disturbi ossessivi, ansia e problemi psicosomatici. Questi risultati sottolineano l’importanza di considerare l’attaccamento nelle valutazioni e nei trattamenti delle patologie psicologiche e comportamentali.

Le patologie dell’attaccamento disorganizzato/non risolto

Le patologie associate all’attaccamento disorganizzato/non risolto meritano una considerazione particolare, poiché spesso sono il risultato di esperienze di abuso e maltrattamento infantile o di interazioni con figure genitoriali che hanno vissuto traumi irrisolti. La disorganizzazione del comportamento che emerge da tali esperienze, nota come attaccamento disorganizzato (Salve in età adulta come un attaccamento non risolto/disorganizzato), si manifesta non solo a breve termine nelle situazioni di stress (Main, Solomon, 1986; Main, Hesse, 1990; Solomon, George, 1999), ma può avere anche effetti a lungo termine, dando origine a fenomeni dissociativi della coscienza e autoipnosi (Liotti, 1995).

Essere esposti ripetutamente alla situazione paradossale di cercare conforto in una figura materna che abusa e maltratta, o a un genitore spaventato che trasmette paura, può portare all’adozione di strategie di cut-off. In situazioni di stress, i bambini classificati come disorganizzati tendono a chiudere gli occhi, girare la testa o distogliere lo sguardo, comportamenti che temporaneamente riducono la ricezione degli stimoli di disturbo e alleviano un possibile sovraccarico sensoriale accompagnato da emozioni spiacevoli. A lungo termine, tali processi di cut-off possono manifestarsi anche a livello mentale, limitando i pensieri e le attività ansiose proprie della dissociazione e causando varie forme di riduzione o perdita della capacità integratrice della mente (Attili, 2000).

Inoltre, l’attaccamento disorganizzato sembra essere associato a psicopatologie borderline (Fonagy et al., 1995), comportamento suicidario (Adam et al., 1996) e disturbi alimentari di tipo bulimico (Di Pentima et al., 1999). Questi risultati evidenziano l’importanza di riconoscere e trattare adeguatamente le patologie dell’attaccamento disorganizzato, considerando il loro impatto a lungo termine sulla salute mentale e sul benessere delle persone coinvolte.

Fattori sociali e formazione degli stili di attaccamento

I legami di attaccamento insicuri ansiosi rappresentano un importante fattore di rischio per problemi psicopatologici e socio-emotivi fin dalle prime fasi dello sviluppo. Tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i bambini con attaccamento ansioso sviluppano necessariamente disturbi mentali in età adulta. Sebbene la qualità dell’attaccamento non predica in modo univoco la presenza o l’assenza di disturbi mentali, sembra che sia correlata ad alcuni sintomi comuni tra gli individui affetti da tali disturbi (Lewis et al., 1984; Wright et al., 1995).

L’attenzione sui legami tra attaccamento e disordini mentali non deve però far trascurare l’importanza dei contesti sociali nello sviluppo dei sintomi. Infatti, il sostegno e l’aiuto forniti dai genitori giocano un ruolo fondamentale nell’influenzare la loro disponibilità nei confronti dei figli e la loro prontezza nel rispondere ai segnali di aiuto e conforto (Belsky, 1981; Bates, Bayles, 1988). È interessante notare che nei contesti sociali svantaggiati sono meno frequenti gli individui con attaccamento sicuro rispetto ai contesti più privilegiati (Egeland, Farber, 1984; Speaker, Booth, 1988), il che dimostra come gli stili di attaccamento siano influenzati dalla disponibilità di aiuto delle figure di attaccamento e quindi dalle condizioni sociali in cui gli individui crescono e si sviluppano.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss: Volume 1. Attachment. Basic Books.
  • Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of Attachment: A Psychological Study of the Strange Situation. Psychology Press.
  • Main, M., & Solomon, J. (1986). Discovery of an insecure-disorganized/disoriented attachment pattern: Procedures, findings, and implications for the classification of behavior. Affective Development in Infancy, 95-124.
  • Attili, G. (2001). Ansia da separazione e misura dell’attaccamento: versione modificata e adattamento italiano del Separation Anxiety Test di M. Klagsbrun e J. Bowlby. In Ansia da separazione e Misura dell’attaccamento normale e patologico(pp. 1-178). Unicopli.

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