Fratelli e sorelle: pilastri nascosti nell’attaccamento infantile

Nella letteratura scientifica sia i fratelli che le sorelle non sembrano essere stati molto tenuti in considerazione rispetto ai legami di attaccamento (Bourguignon, 1990). Solo alcuni autori che si sono occupati di terapia familiare (Whitaker, Andolfi, ecc., solo per citarne alcuni), si sono mostrati interessati al ruolo che questi hanno rispetto alle dinamiche relazionali. 

Per quanto riguarda l’attaccamento sembrerebbero, invece, molto carenti gli studi presenti al riguardo.  Tuttavia, esistono alcuni studi molto validi che hanno tenuto conto del ruolo dei fratelli e delle sorelle nella relazione di attaccamento del bambino. 

Nel bambino piccolo le relazioni di attaccamento sono i suoi legami primari che gli permettono di tessere la trama necessaria per stabilire i successivi rapporti sociali, soprattutto all’esterno della famiglia.  Per lungo tempo si è ritenuto che per il bambino non potesse esistere che è una sola figura di attaccamento, per lo più la madre. Altri autori (Ainsworth, 1974) hanno proposto una gerarchia di figure di attaccamento. 

Come visto nell’articolo precedente, il padre non costituisce soltanto una base sicura, ma può essere considerato come un trampolino ovvero un agente d’attivazione (Le Camus, 1997).  Il padre può quindi essere considerato una figura di attaccamento allo stesso titolo della madre, ma con una funzione diversa, dal momento che serve come ponte sociale tra il bambino e il mondo esterno.

Sono tre le ricerche che hanno presentato risultati circa l’influenza dei legami di attaccamento in seno alla fratria.

Un primo lavoro è quello realizzato da Bosso (1985), il quale ha confrontato le interazioni nella diade fraterna, a casa e in laboratorio, in cui il fratello maggiore (d’età compresa tra i 18 e i 32 mesi) aveva sviluppato un attaccamento sicuro o insicuro verso la madre. I risultati di questo studio mostrano che i bambini con attaccamento sicuro nei confronti della della madre tendono ad attivare più comportamenti sociali e meno comportamenti antisociali nei confronti del fratello o della sorella neonati, diversamente da quanto avviene nei bambini insicuri. 

Un secondo studio (Tedi e Ablard, 1989) ha svolto un’osservazione in laboratorio in due fasi con coppie di fratelli, di cui una aveva un’età compresa tra i due e i sette anni. Durante questo studio sono state osservate e videoregistrate le interazioni fra la madre e il fratello minore all’interno del paradigma dalla Strange Situation Procedure (SSP). La Strange Situation Procedure è un metodo sviluppato da Mary Ainsworth negli anni ’70 per valutare la qualità dell’attaccamento tra un bambino e il suo caregiver (di solito la madre). Si svolge in un laboratorio e coinvolge una serie di episodi strutturati in cui il bambino, di circa 12-18 mesi, è brevemente separato e poi riunito con il caregiver. Durante queste separazioni e riunioni, i ricercatori osservano il comportamento del bambino, in particolare la sua reazione alla separazione e al ritorno del caregiver. Questo metodo permette di classificare l’attaccamento del bambino come sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ambivalente/resistente o insicuro-disorganizzato, fornendo preziose informazioni sul legame affettivo tra il bambino e il caregiver. 

In questo secondo studio (Tedi e Ablard, 1989) contestualmente è stato valutato anche lo stile di attaccamento tra la madre e il fratello maggiore. Successivamente la madre è stata invitata in laboratorio con i due bambini, con lo scopo di valutare le interazioni tra fratelli, che sono state video registrate nel corso degli otto episodi della SSP. Lo studio si è focalizzato sugli aspetti che riguardano il modo in cui il bambino più piccolo si inserisce nel gioco tra la madre e il fratello maggiore. I risultati di questo studio mostrano che i fratelli maggiori sicuri, diversamente dagli insicuri, si attivano maggiormente con comportamenti di aiuto e conforto verso i fratelli minori, nel momento in cui questi ultimi esprimono tristezza e smarrimento, causati dall’allontanamento della madre nel corso della situazione di gioco. Se invece i due bambini sono classificati come insicuri, sono molto più frequenti i comportamenti oppositivi da parte del fratello maggiore in risposta al distress emotivo del fratello o della sorella più piccolo/a, mentre riscontrano poco frequentemente comportamenti di aiuto e consolazione. Infine, sempre in questo studio si è riscontrato che sono presenti comportamenti di attaccamento fra fratelli minori verso i maggiori solamente nelle diade in cui i due bambini abbiano sviluppato un attaccamento sicuro con la madre.

Un terzo studio (Coutu et al., 1996), si è occupato, invece, di verificare l’influenza della relazione madre-bambino sulla qualità della interazione tra fratelli di bambini di cui almeno uno in età pre-scolare. I risultati di questo studio mostrano che i fratelli maggiori fanno scattare più frequentemente conflitti relativamente agli oggetti ed esprimono comportamenti affettuosi e in misura maggiore rispetto ai più piccoli. Inoltre, i fratelli maggiori più frequentemente danno inizio a interazioni con la madre e i fratelli minori. Infine, da questo studio emerge come sono ancora i fratelli maggiori che più spesso controllano i giochi e l’utilizzo dei giocattoli e che si propongono come modello e come fonte di rassicurazione per i minori e che i minori, a loro volta, si rivelano più attenti nei confronti dei comportamenti del fratello maggiore e mettono in atto più frequentemente dei fratelli maggiori comportamenti positivi. I più piccoli danno inizio meno frequentemente del maggiore a comportamenti conflittuali e generalmente adottano un ruolo subordinato nelle interazioni nell’ambito della fratria.

Gli autori dimostrano quindi che i bambini che hanno introiettato un modello di relazione con la madre basato sulla fiducia e sulla rassicurazione, sono predisposti a generalizzare questo modello e a stabilire relazioni più positive con il loro contesto sociale, rispetto a quelli che hanno sviluppato una relazione scarsamente sicura con la madre. 

Un quarto studio, relativamente recente (angari, 2003), sebbene avesse un’ampiezza del campione abbastanza esiguo, ha dimostrato che tra fratelli esiste un legame di attaccamento di tipo particolare. Infatti, sembrerebbe che nel momento in cui i genitori sono assenti e i bambini si trovano con una persona estranea, i fratelli minori possono essere tranquillizzati dalla presenza del fratello maggiore e quindi risultano molto più sicuri di quanto accade per i figli unici.

Da questo studio sembrerebbe quindi emergere che per quanto riguarda il tipo di attaccamento, i fratelli minori risultano più sicuri rispetto ai figli unici in quanto beneficiano indubbiamente di un rapporto di attaccamento fraterno che si aggiunge (o addirittura si sostituisce) a quello verso i genitori. Gli autori suggeriscono che pur con la necessaria cautela nel generalizzare risultati è possibile affermare che il fratello maggiore può costituire una base di sicurezza per il fratello minore. Questo studio sembrerebbe in linea con i lavori di altri autori (Teti, Ablard, 1989), in quanto mostra come il fratello maggiore, quando il più piccolo è in ansia o in difficoltà emotiva, mette in atto dei comportamenti di consolazione.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Ongari, B. (2006). La valutazione dell’attaccamento nella seconda infanzia. L’attachment story completion task: aspetti metodologici ed applicativi. Unicopli.

  • Bosso, R. (1985). Attachment quality and sibling relations: Responses of anxiously/avoidant and securely attached 18-to 32-months-old firstborns toward their second-born siblings. Dissertation Abstracts international, 47 (3-B), 1293.

  • Teti, D. M., & Ablard, K. E. (1989). Security of attachment and infant-sibling relationships: A laboratory study. Child development, 1519-1528.

  • Coutu, S., Provost, M., & Pelletier, D. (1996). Relation mère-enfant qualité des interactions fraternelles chez des enfants d’âge préscolaire. Canadian Journal of Behavioural Science/Revue canadienne des sciences du comportement, 28(1), 1.

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