La prevenzione

La prevenzione dei comportamenti a rischio 

La prevenzione è un insieme di attività, azioni ed interventi attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di disturbi mentali, problemi di devianza o disfunzioni.

La Medicina Sociale (Caplan, 1964) distingue tre tipi di prevenzione:

> Prevenzione Primaria:

  • mira alla riduzione del numero di nuovi casi;
  • può essere rivolta a tutta la popolazione o a particolari gruppi a rischio;
  • per poter attuare programmi di prevenzione è necessario conoscere i fattori di rischio, i fattori protettivi e le strategie efficaci necessarie per modificarli.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • campagne di prevenzione per i disturbi del comportamento alimentare;
  • screening in ambito oncologico rivolto alle donne.

> Prevenzione secondaria:

  • mira a diminuire la durata, la diffusione di una condizione disfunzionale (malattia o disturbo) individuandola e trattandola in una fase precoce;
  • si possono realizzare interventi di prevenzione secondaria, solo se è possibile diagnosticare con accuratezza in fase precoce i sintomi della malattia o del disturbo;
  • deve esserci la possibilità di effettuare un trattamento precoce.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • programmi di prevenzione sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) attuati dopo uno screening iniziale su una popolazione di studenti ad alto rischio.

> Prevenzione terziaria:

  • mira a ridurre le conseguenze di una malattia, di un problema che già si è manifestato;
  • in molte situazioni si tratta di veri e propri interventi riabilitativi e terapeutici;
  • in altre situazioni si tratta di prevenire le ricadute.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • prevenzione delle ricadute e conseguenti ospedalizzazioni in ambito psichiatrico;
  • reinserimento sociale di ex-detenuti;
  • prevenzione delle conseguenze sul piano psicologico di una malattia organica (cancro al seno).

Una nuova classificazione

Nel celebre rapporto dell’Institute of Medicine, il modello di prevenzione della medicina sociale proposto da Caplan nel 1964, ha subito critiche soprattutto per la confusione generata dalla difficoltà di distinguere la prevenzione terziaria dall’intervento terapeutico.

Lo stesso rapporto dell’Institute of Medicine (1994), basandosi in parte sulla definizione di Gordon (1987), ne ha proposto una nuova suddivisione che sta superando la vecchia classificazione proposta dalla medicina sociale.

La nuova classificazione distingue tre tipi di prevenzione:

> Prevenzione universale:

  • riguarda tutte quelle forme di prevenzione auspicabili rivolte a tutta la popolazione o a categorie specifiche (donne in gravidanza, alunni, lavoratori, ecc.);
  • i benefici introdotti dalle misure di prevenzione universale superano nettamente rischi.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • campagne anti-fumo;
  • l’invito  al non bere alla guida.

> Prevenzione selettiva:

  • è rivolta a gruppi, sottogruppi e individui della popolazione il cui rischio di sviluppare disturbi mentali o problemi di devianza o disfunzioni è superiore al normale.
  • i soggetti a rischio vengono individuati attraverso fattori di tipo biologico, psicologico e sociale correlati con lo sviluppo della malattia, del disagio, della devianza o dei disturbi mentali;
  • nella prevenzione selettiva non si è ancora presentata alcuna forma di disturbo.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • figli di genitori che si stanno separando;
  • persone sottoposte a forti stress.

> Prevenzione specifica:

  • sono rivolti a soggetti ad alto rischio che presentano segni o sintomi, anche minimi, ma riconoscibili che prefigurano lo sviluppo di disturbi mentali o situazioni di devianza;
  • i segni o i sintomi minimi di una disfunzione, sono riconosciuti prevalentemente dall’esperto anche attraverso l’uso di strumenti diagnostici.

Esempi di questo tipo di prevenzione sono:

  • adolescenti con atteggiamenti inconsueti verso l’alimentazione o il proprio corpo;
  • bambini con tendenza all’isolamento o al non rispetto delle regole.

> Sia la prevenzione universale che quella selettiva, rientrano nella prevenzione primaria.

> La prevenzione specifica invece, rientra nella vecchia classificazione di prevenzione secondaria.

> Nella nuova classificazione non è contemplata la prevenzione terziaria che viene considerata dai ricercatori una forma di trattamento.

Gli interventi di prevenzione hanno quindi come obiettivo quello di contrastare i fattori di rischio e di rinforzare i fattori di protezione per incidere sui processi che possono portare alle disfunzioni.

Richiedi una consulenza

Studio di Psicologia Clinica e Pediatrica - Dott. Samuele Russo - Via A. Gandusio, 40 - Roma - 00168
Psicologo –  Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana – Sez. A n° 8596 – p.Iva 05679800879
Copyright 2020