Le relazioni di attaccamento: una breve guida

La teoria dell’attaccamento, sviluppata dallo psicologo e psichiatra inglese John Bowlby, negli anni ’50, è una pietra miliare della psicologia dello sviluppo. Essa esplora come le relazioni precoci con i caregiver influenzano lo sviluppo emotivo e sociale dei bambini, fornendo una lente preziosa attraverso cui comprendere i nostri legami affettivi.

La dimensione dell’attaccamento agisce assicurando un sostegno affettivo che permette di effettuare i processi di esplorazione del mondo in serenità e sicurezza, oltre a rendere possibile la costruzione dei meccanismi di auto efficace che accrescono nell’individuo il senso di autonomia. 

Bowlby rimase impressionato e si lasciò ispirare sia dagli studi sulle scimmie reso (Harlow, 1963) che dagli studi di Konrad Lorenz (1949). Lorenz aveva infatti formulato la sua teoria sull’imprinting. L’imprinting è un concetto introdotto dal biologo e etologo austriaco Konrad Lorenz, che lo descrisse come un processo di apprendimento rapido e precoce che si verifica in alcune specie animali, in particolare negli uccelli. Durante un periodo critico, subito dopo la nascita o la schiusa, gli animali giovani formano un attaccamento forte e duraturo al primo oggetto in movimento che vedono, solitamente la madre.

Lorenz scoprì l’imprinting osservando le oche appena nate. Notò che le ochette seguivano il primo oggetto in movimento che vedevano, identificandolo come la loro madre. Se il primo oggetto in movimento era Lorenz stesso, le ochette lo seguivano ovunque, trattandolo come il loro genitore. L’imprinting differisce dall’apprendimento tradizionale in quanto avviene rapidamente, durante un breve periodo critico, e gli effetti sono spesso irreversibili. Questo fenomeno è essenziale per la sopravvivenza di molte specie, garantendo che i cuccioli rimangano vicini alla madre e ricevano protezione e cure.

Questo comportamento adattivo offre, infatti, alla prole maggiori probabilità di sopravvivenza, poiché i piccoli rimangono più vicini alla madre che ad altri adulti dello stesso gruppo. Per garantire la trasmissione della specie è importante che il genitore difenda i propri piccoli, che altrimenti rischierebbero di essere soppressi da altri adulti o di incorrere in pericoli presenti in natura. Ad esempio, in alcune specie come il lupo, i cuccioli si mantengono vicini e non solo ai genitori, ma anche alla tana, considerata la “base sicura” che protegge dai pericoli. Crescendo, dal sesto mese in avanti, i cuccioli si allontanano progressivamente dalla tana per esplorare, ma tornano sempre dalla madre, presso la loro base sicura. 

Bowlby ha affermato che il legame tra una mamma e il suo bambino è connesso da un sistema comportamentale innato che serve a proteggere il piccolo dai pericoli dell’ambiente. Così comportamenti come piangere, aggrapparsi e sorridere sono definiti “comportamenti di attaccamento”, che favoriscono la vicinanza con la madre e aumentano le probabilità di sopravvivenza. 

Sebbene in passato prendere in braccio un bambino quando piangeva era considerato un comportamento errato, in quanto si riteneva che significasse viziarlo, oggi si sa che questa reazione si conferma la risposta più adeguata e corretta a un segnale di disagio espresso dal bambino. Si è infatti osservato che i neonati che hanno ricevuto risposte sollecite da parte delle madri responsive nei loro confronti tendono a piangere di meno e questo può avere un impatto importante anche sul sistema immunitario del bambino e sul suo sviluppo neuropsicologico. 

Pertanto le cure materne nella prima infanzia nella fanciullezza sono essenziali per la salute e lo sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale del bambino bambino.

A Cosa serve l’Attaccamento

L’attaccamento serve come meccanismo di protezione e di sicurezza per il bambino. I legami che si formano con i caregiver principali (spesso i genitori) sono fondamentali per il senso di sicurezza del bambino e influenzano la sua capacità di esplorare il mondo circostante. Un attaccamento sicuro permette al bambino di sentirsi supportato e protetto, favorendo un sano sviluppo emotivo e sociale. Al contrario, un attaccamento insicuro può portare a difficoltà emotive e comportamentali.

I Modelli Operativi Interni (MOI)

I bambini costruiscono sulla base dell’esperienza avuta con le figure di riferimento – tenendo conto della sensibilità, dell’affettività e della responsività di queste ultime nell’accogliere e nel rispondere in maniera adeguata alle richieste di accudimento e cura da parte del bambino – rappresentazioni mentali, cioè modelli operativi interni dell’attaccamento, che agiscono per lo più a livello inconscio.  Tali rappresentazioni danno al bambino indicazioni precise per organizzare le sue esperienze di vita vissuta e poter pianificare i suoi comportamenti futuri.

I Modelli Operativi Interni (MOI) sono quindi rappresentazioni mentali che i bambini sviluppano sulla base delle loro esperienze di attaccamento. Questi modelli influenzano il modo in cui i bambini percepiscono se stessi e gli altri, guidando il loro comportamento nelle relazioni future. Se un bambino sviluppa un MOI positivo, tenderà a vedere se stesso come degno di amore e gli altri come affidabili e disponibili. Al contrario, un MOI negativo può portare a una visione di sé come non degno di amore e degli altri come inaffidabili.

I Quattro Stili di Attaccamento

Esistono quattro principali stili di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente-resistente e disorganizzato. Ognuno di questi stili si forma in risposta alle interazioni tra il bambino e il caregiver, e si caratterizza in modi distinti.

 1. Attaccamento Sicuro

Formazione: Un attaccamento sicuro si sviluppa quando i caregiver sono costantemente disponibili, rispondenti e sensibili ai bisogni del bambino.

Caratteristiche: I bambini con attaccamento sicuro tendono a esplorare l’ambiente con sicurezza, tornano al caregiver per rassicurazione e conforto, e mostrano angoscia moderata alla separazione, ma si consolano rapidamente al ritorno del caregiver.

 2. Attaccamento Insicuro Evitante

Formazione: Questo stile si sviluppa quando i caregiver sono emotivamente non disponibili o rifiutano i bisogni emotivi del bambino.

Caratteristiche: I bambini con attaccamento evitante tendono a evitare il contatto stretto con il caregiver, non mostrano molta angoscia alla separazione e spesso ignorano o evitano il caregiver al ritorno.

3. Attaccamento Insicuro Ambivalente-Resistente

Formazione: Questo stile si sviluppa quando i caregiver sono inconsistenti nella loro disponibilità e risposta ai bisogni del bambino.

Caratteristiche: I bambini ambivalenti-resistenti mostrano grande angoscia alla separazione, ma hanno difficoltà a essere consolati al ritorno del caregiver, alternando tra comportamenti di ricerca di vicinanza e resistenza.

4. Attaccamento Disorganizzato

Formazione: L’attaccamento disorganizzato si sviluppa spesso in situazioni di abuso, trascuratezza o quando il caregiver è una fonte di paura per il bambino.

Caratteristiche: I bambini con attaccamento disorganizzato mostrano comportamenti confusi e disorientati, possono apparire spaventati o contraddittori nel loro comportamento verso il caregiver, e non hanno una strategia coerente per affrontare lo stress della separazione.

In Conclusione

La figura di riferimento rappresenta per il bambino un’ancora di salvataggio nei momenti di difficoltà e di pericolo, e può essere considerata una base sicura, da cui allontanarsi per esplorare il mondo mondo circostante, e che sarà sempre pronta a riaccoglierlo ogni volta che ne avrà bisogno. 

In caso di attaccamento insicuro (che sia insicuro-evitante o insicuro-ambivalente), il bambino non riesce o riesce solo in parte, a individuare nelle figure di attaccamento delle basi di sicurezza e serenità, e affronta dunque la scoperta del mondo circostante con maggiore ansia e stress.

Comprendere la teoria dell’attaccamento e i suoi stili è fondamentale per riconoscere l’importanza delle prime relazioni nella vita di un bambino. Queste prime esperienze formano la base dei MOI, influenzando profondamente il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri per il resto della vita. Promuovere attaccamenti sicuri è essenziale per il benessere emotivo e sociale, e riconoscere i segni di attaccamenti insicuri può aiutare a intervenire precocemente per migliorare le relazioni future.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.

  • Bowlby, J. (1988). A secure base: Parent-child attachment and healthy human development. Basic Books.

  • Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. N. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. Lawrence Erlbaum Associates.

  • Karen, R. (1994). Becoming attached: First relationships and how they shape our capacity to love. Oxford University Press.

  • Siegel, D. J. (1999). The developing mind: How relationships and the brain interact to shape who we are. Guilford Press.

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