EMDR Sandtray Therapy

L’EMDR Sandtray Therapy utilizza uno specifico protocollo di intervento evidence based, integrando i principi della Sandtray all’efficacia e alla flessibilità dell’approccio EMDR

I pazienti che subiscono dei traumi, di qualsiasi entità essi siano, manifestano sentimenti ed emozioni che non sempre, anzi quasi mai, si riescono a mettere in parole. In molti tipi di psicoterapie, lo psicoterapeuta spesso chiede al paziente di parlare di quello che è loro successo, chiedendo quindi al paziente di raccontare la propria esperienza. Una classica domanda che il terapeuta pone al paziente è: “come ti ha fatto sentire?”. Questa domanda, spesso usata – o abusata – in modo inappropriato, mette il paziente in una condizione di inadeguatezza e può anche essere percepita come una domanda intrusiva. 

Questo tipo di domande obbliga il paziente a verbalizzare il suo dolore e la sua frustrazione in una modalità inadatta ad elaborare il problema, bloccando di fatto il processo di guarigione. Occorre chiedersi se questa modalità sia realmente efficace. Oggi, come riportato in diversi studi in letteratura, le modalità elettive che permettono di parlare del proprio trauma, utilizzano un linguaggio di tipo metaforico o limitano fortemente la parte verbale (vedi terapia emdr).

Gli approcci psicoterapici basati sul linguaggio non verbale, non solo sono utili, ma sono anche necessari soprattutto in presenza di traumi. Lo psicoterapeuta che si occupa di traumi, e che ha a che fare con pazienti che hanno vissuto situazioni caotiche, tumultuose e traumatiche, risulta cruciale l’utilizzo di un approccio psicoterapico che utilizza una modalità non verbale. 

Tutto questo assume un’importanza ancora maggiore quando parliamo di terapia con i bambini. Sebbene possa sembrare superfluo, è bene ricordare che il canale principale di comunicazione dei bambini non si basa sul linguaggio verbale, ma sul linguaggio non verbale che viene espresso attraverso il gioco. La sandtray therapy (la terapia della sabbia nel vassoio) è un tipo di psicoterapia efficace molto adatta per lavorare  sia con gli adulti che con i bambini nell’elaborazione dei ricordi traumatici e/o nell’aiutare ad esprimere il proprio vissuto interiore, aiutando a dare voce alle emozioni. La sandtray therapy, come l’arte terapia, è una terapia proiettiva ed espressiva che possiede la straordinaria e unica qualità di essere considerata flessibile e adattiva. 

Questo tipo di terapia può avere sia una modalità di tipo direttivo, dove il terapeuta guida il paziente affinché questo esprima i propri vissuti, eseguendo delle consegne da parte del terapeuta oppure può anche essere utilizzata attraverso una modalità non-direttiva, dove il paziente lascia libero il paziente di “creare il proprio mondo” dentro la sabbiera. 

Le fasi successive della creazione all’interno della sabbiera, attraverso l’aiuto del terapeuta con domande e specifici protocolli, permettono al paziente di entrare in contatto con le tematiche che sono state rappresentate simbolicamente attraverso questo approccio. 

Il paziente – bambino o adulto – può raccontare ciò che ha costruito all’interno della sabbiaera, dando così al paziente l’opportunità di condividere storie mai narrate con il terapista. La sandtray therapy, fornisce l’opportunità di elaborare l’esperienza della vita attraverso una procedura visibile e tangibile, allo stesso tempo divertente e intensamente significativa, intimamente rivelante e simbolicamente conciliante. 

Il processo di guarigione prende il posto mentre si gioca con la sabbia e le figure in miniatura disposte vicino alla sabbiera sono pronte per essere scelte dal paziente, senza il bisogno di interpretazioni, verbalizzazioni o coscinte consapevolezza. Il vassoio (dall’inglese “tray”) fornisce le “riflessioni” utilizzate nella play therapy.

Il vassoio assorbe la paura, la rabbia e il dolore in modo tale che questi sentimenti vengano rivelati e messi in scena, piuttosto che essere messi dolorosamente in voce attraverso le terapie che usano la parola. 

La sandtray therapy può essere utilizzata con tutti i tipi di pazienti e in tutte le fasi di sviluppo: dall’età infantile, all’età adulta. Quando si lavora in presenza di bambini, sia individualmente che all’interno del sistema familiare, occorre riconoscere che i bambini non comunicano nello stesso modo degli adulti.. I bambini non hanno la maturità cognitiva o verbale per comunicare all’interno di una seduta di psicoterapia nella stessa maniera che si utilizza con gli adulti. I bambini comunicano attraverso il gioco. La psicologia dello sviluppo sostiene l’uso del gioco anziché della parola come un mezzo per comunicare con i bambini. 

La sandtray therapy facilita questo tipo di prospettiva muovendosi oltre un pensiero oggettivo verso una realtà esterna attraverso il beneficio della trasposizione simbolica. Poiché i bambini non possiedono lo sviluppo o le sofisticazioni intellettuali per partecipare alle terapie basate sul linguaggio verbale, come quelle rivolte agli adulti, dovrebbe risultare abbastanza logico concludere che la vera natura dell’infanzia è incompatibile con una terapia basata esclusivamente o prevalentemente sul linguaggio verbale.  Inoltre richiedere ad un bambino di partecipare ad una tradizionale seduta di terapia come con l’adulto, sarebbe come mandare un chiaro messaggio che dice: “io terapeuta sono l’esperto e quindi mi aspetto che tu bambino mi raggiunga al mio livello di comunicazione. Io terapeuta non ho nessuna volontà di entrare nel tuo mondo”.  

Perché la sandtray therapy è utile nel trauma?

Gli effetti del trauma sono molto pronunciati nel mesencefalo, dove risiede il sistema limbico – la sede primaria delle emozioni. Il funzionamento esecutivo del cervello principalmente situato nella corteccia frontale, spesso esperisce un livello di attivazione elevato nelle vittime che riportano dei traumi. Questo succede anche per l’area di Broca situata nel cervello, la quale è deputata al controllo della produzione del linguaggio. Quindi, quando si chiede ad un paziente di richiamare in memoria un trauma accade un decremento dell’abilità di processare il materiale a livello cognitivo, un decremento dell’abilità anche di verbalizzarlo, e un incremento del livello del materiale emozionale. Quindi aspettarsi che il paziente possa parlare a questo punto della situazione è sostanzialmente molto difficile, se non addirittura impossibile. 

Un intervento espressivo come la sandtray therapy costituisce un intervento appropriato è fortemente consigliato. 

Oltretutto, gli aspetti fondamentali e sensoriali del trauma indicano il bisogno per un trattamento basato sulla sensorialità. La sandtray therapy possiede proprio questa parte sensoriale. C’è un riconoscimento importante in letteratura, sul fatto che il trauma è basato principalmente su un ricordo sensoriale. Infatti, si parla spesso di memorie traumatiche per indicare come alcune parti del ricordo traumatico vengano codificate nel cervello, così come in alcune parti del nostro corpo. Diventa quindi ancora più logico e chiaro, perciò, che il trattamento elettivo per bambini traumatizzati, adolescenti e adulti dovrebbe essere basato su un approccio di tipo sensoriale. 

All’apice di tutto questo, resta di vitale importanza la relazione tra paziente e terapeuta che è fondamentale per l’elaborazione neurologica del trauma. La relazione promuove lo sviluppo di sicurezza che è l’elemento chiave del processo terapeutico (Porges, 2018).

Caplan e Caplan (1974) hanno proposto alcuni attributi unici riguardo il processo del gioco: 1. Il gioco è volontario per natura, in un mondo pieno di regole e richieste il gioco aiuta a rinfrescarsi e a dare una tregua da tutto questo; 2. Il gioco è libero da valutazioni e giudizi, in questo modo dà la sicurezza per poter commettere errori senza fallire; 3. Il gioco incoraggia la fantasia e l’utilizzo dell’immaginazione, abilitando il controllo senza competizione; 4. Il gioco aumenta la partecipazione e l’interesse; e, infine, 5. Il gioco incoraggia lo sviluppo del Sé. 

Con l’utilizzo della sandtray therapy il paziente fa esperienza di guarigione attraverso un senso di crescita dell’autocontrollo, dell’empowerment e del senso di sicurezza. La sicurezza è una priorità per il terapista che usa la sandtray therapy e crea la strada per il cambiamento. 

Perché E’ utilie per il bambino la sandtray therapy?

Almeno per i seguenti quattro principali motivi:

  1. La sandtray therapy dà espressività ai problemi emozionali non verbalizzati. Poiché il gioco è il linguaggio dell’infanzia, così come un linguaggio per qualsiasi tipo di età in cui il paziente non riesce a verbalizzare o non vuole verbalizzare, il gioco attraverso la sabbia fornisce una forma nuova e sicura di espressione. Il gioco rappresenta il linguaggio, mentre le miniature (le figure che il paziente sceglie da mettere all’interno della sabbiaera) rappresentano le parole. Il gioco nel vassoio della sabbia con le miniature, fornisce quindi un’altra opzione per comunicare. Al paziente non sono richieste abilità artistiche o creative poiché l’approccio stesso fornisce gli oggetti e il materiale necessario per esprimere in modo concreto o astratto sia gli aspetti reali che gli aspetti fantastici. 
  2. La sandtray therapy ha qualità cinestetiche uniche: ho già parlato precedentemente delle qualità sensoriali della sabbia e delle miniature utilizzate nella sandtray therapy, e del bisogno di un’esperienza di tipo sensoriale per quei pazienti che hanno subito un trauma. La terapia attraverso la sabbiera fornisce questa esperienza sensoriale e incontra questo bisogno. L’esperienza tattile attraverso il tocco e la manipolazione della sabbia è un’esperienza terapeutica dentro e attraverso se stessi. Frequentemente in terapia possono arrivare i bambini che scegliendo di non parlare, non fanno altro che utilizzare le loro dita attraverso la sabbia. Questa modalità sensoriale è il risultato dell’abilità del paziente di parlare dei problemi profondi. La manipolazione della sabbia e il posizionare delle miniature all’interno del vassoio sono entrambi sicuri e danno la soddisfazione cinestetica, specialmente per quei pazienti che hanno avuto esperienze sensoriali primarie nocive (si pensi ad esempio ai bambini che hanno vissuto un’esperienza di parto traumatizzante – utilizzo del forcipe; parto podalico; manovre invasive durante il ricovero in terapia intensiva neonatale; cordone nucale, ecc.). Il cervello inferiore che può essere agitato dalle circostanze traumatiche può essere così calmato attraverso gli stimoli tattici che vengono interpretati attraverso il sistema limbico come calmanti (Badenoch, 2008). 
  3. La sandtray therapy serve a creare la distanza terapeutica necessaria dal paziente. I pazienti che si trovano all’interno di una crisi emozionale sono spesso incapaci di esprimere il loro dolore attraverso le parole, ma possono trovare l’espressione di questo attraverso un mezzo come la sandtray therapy. È molto più semplice per questo tipo di pazienti parlare della propria esperienza traumatizzante attraverso l’utilizzo delle miniature da posizionare all’interno delle sabbiera piuttosto che mettere in parole il loro dolore. 
  4. La sandtray therapy fornisce naturalmente confini e limiti che promuovono un senso di sicurezza per il paziente. Confini e limiti definiscono la relazione terapeutica. Sweeney (1997) riporta che una relazione senza confini non è una relazione; anzi è un tentativo non strutturato di connessione che non può essere fatto perché le persone non hanno specifiche regole per l’ingaggio. Un mondo senza limiti è un mondo non sicuro e i bambini non crescono dove non possono sentirsi sicuri. 

La sandtray therapy è una modalità attraverso la quale il paziente può abbassare le difese, e creare una modalità espressiva più autentica. Badenoch (2008) afferma che l’utilizzo della sabbia e del vassoio risveglia e regola l’elaborazione limbica dell’emisfero destro, promuovendo la sua integrazione verticale. 

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Homeyer, L. E., & Sweeney, D. S. (2022). Sandtray therapy: A practical manual. Taylor & Francis.

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