Valutazione dello sviluppo neuropsicologico e della regolazione emotiva e somatica 

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Lo screening per la valutazione dello sviluppo neuropsicologico e della regolazione emotiva e somatica è utile per valutare il livello di sviluppo dei bambini nati pretermine, si rivela altrettanto prezioso anche per eseguire uno screening completo nei bambini a sviluppo tipico. Questa valutazione si rivolge ai bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni. 

Le date quattro anni rappresenta un momento cruciale dello sviluppo. Esso è un periodo in cui un’osservazione attenta può aiutarci a cogliere aspetti di fragilità, ma anche punti di forza che permetteranno di delineare percorsi di follow-up o interventi mirati per quel particolare bambino. 

Questo tipo di valutazione avviene attraverso la somministrazione di un questionario al genitore. Le prove di valutazione diretta, quelle effettuale direttamente osservando il bambino, sono sempre impegnative richiedono spesso molto tempo. Le prove di valutazione indiretta ovviamente sono molto utili, tuttavia senza prima avere un quadro preciso della loro capacità e/o difficoltà si rischia di sottoporre il bambino a test faticosi, talvolta stressanti e soprattutto inutili poiché non sono adatti a scoprire caratteristiche che vorremmo conoscere meglio. 

Questa valutazione si basa quindi su un’osservazione fatta attraverso i caregiver (coloro che si prendono cura del bambino) aiutandoli a guardare con sempre maggiore attenzione quello che i bambini fanno non fanno, senza allarmi né ansie eccessive, per imparare ad accompagnarli nel processo di crescita nella conquista di una sempre maggiore autonomia. 

Il controllo dello sviluppo a quattro anni di età è considerato un utile strumento di prevenzione dedicata ad un momento particolarmente sensibile, soprattutto laddove ci sono situazioni di rischio (ad es. bambini con patologie pregresse, sofferenza perinatale, nati pretermine, stress genitoriale, depressione post-partum, ecc.), ma anche laddove È possibile effettuare un check-up per verificare che lo sviluppo del bambino proceda regolarmente, seguendo le fasi di sviluppo attese. 

Secondo il modello teorico neurocostruttivista esiste una complessa interazione tra fattori biologici e socio-ambientali nel determinare lo sviluppo di un bambino, in particolar modo quello di un bambino “a rischio”. Questi bambini possono essere esposti a particolari problematiche dello sviluppo a breve, medio e lungo termine (Sansavani e Faldella, 2023; Sansavani e Guarini, 2010; Karmiloff-smith, 2006). Secondo il neurocostruttivismo, per comprendere lo sviluppo cognitivo è necessario comprendere i vincoli a cui è soggetto lo sviluppo neurale. 

L’attività genetica è regolata dai segnali provenienti dall’ambiente interno ed esterno all’organismo, il quale adatta le strutture neurali all’esperienza con una graduale specializzazione interattiva delle diverse aree corticali. Sulla base di questa visione, i disordini evolutivi dipendono da vincoli biologici e ambientali alterati, che porta nel sistema a adattarsi ed evolversi secondo una traiettoria diversa da quella tipica. 

Secondo Aylward, i fattori ambientali e sociali che concorrono a questo complesso modello di interazione e sviluppo possono essere identificati in due categorie: fattori di tipo prossimale e fattori di tipo distale. 

I fattori prossimali sarebbero rappresentati dagli elementi relazionali e parentali primari, e i fattori distali sarebbero invece rappresentati dalle componenti sociali dei monomi e del contesto familiare. 

In questo modo, in un bambino a rischio, il trauma contingente all’impatto con una situazione clinica in attesa, alterando il contesto primario ambientale e relazionale, ostacola le interazioni precoci tra madre e bambino: per il genitore diviene più difficile riconoscere i segnali ancora immaturi del piccolo, siano essi segnali espressivi o dei ritmi sonno-veglia, della situazione o dell’attenzione. Quando queste difficoltà tendono a protrarsi nel tempo, si stabilizzano come segnali di stress genitoriale che possono dare luogo a evidenze sia sul piano emotivo-comportamentale del bambino che sulle sue capacità di regolazione (alimentazione, sonno, evacuazione).

Gli elementi sociali, economici e di istruzione della famiglia, infine, concorrono a condizionare alcuni degli esiti dello sviluppo del bambino a rischio.

Lo studio degli elementi e delle traiettorie evolutive del bambino nato pretermine, tipicamente “a rischio”, offre spunti di riflessione anche per i bambini con problematiche dello sviluppo ad altra eziologia o con sviluppo tipico. Nei bambini nati pretermine, infatti, i profili di sviluppo possono variare secondo gli elementi di rischio clinici, sociali e ambientali e anche secondo gli elementi protettivi di cui il bambino dispone per crescere. 

Benessere o esiti minori possono essere presenti indipendentemente dal grado di prematurità. In atti esenti da danni neuro sensoriali maggiori presentano profili cognitivi e neuropsicologici di vario tipo, ma che si caratterizzano generalmente con punteggi compresi tra la media – con livelli di poco inferiori rispetto ai bambini nati a termine – e il ritardo lieve (Sansavini, Guarini e Caselli, 2013; Dall’Oglio et al., 2010a; Grunau, Whitfield e Taryn, 2004).

Alcuni di questi esiti sono a volte difficili da riconoscere, sia nei contesti familiare e scolastico sia nelle visite pediatriche di routine; questi esiti, che condizionano comunque il bambino nel suo percorso di crescita e di adattamento, sono spesso individuati solo all’interno di studi di ricerca in cui i bambini pretermine “sani” sono confrontati con gruppi di controllo composti da bambini nati a termine. 

Anche nella popolazione dei bambini nati a termine sono riportate percentuali di bambini con fragilità in specifici ambiti dello sviluppo e/o del comportamento e della regolazione emotiva e somatica. Alcuni di questi bambini possono sviluppare difficoltà dell’apprendimento o del carattere (Vicari e Caselli, 2010). 

Cogliere precocemente i segnali di rischio di tali problematiche dello sviluppo, affrontando le tipicità e linee terapeutiche, attraverso una valutazione di queste arie di funzionamento, si configura come un fattore protettivo capace di prevenire traiettorie di sviluppo atipiche. 

Questa valutazione tiene conto di quelle funzioni neuropsicologiche che costituiscono la base del sistema di sviluppo e apprendimento: le funzioni esecutive nel loro complesso; le abilità visuo-spaziali, visuo-motorie e costruttive; la comunicazione e il linguaggio; la memoria a breve termine verbale e spaziale; la memoria a lungo termine; alcune funzioni percettive e attentive e di processamento visivo; la motricità fine e le funzioni prassiche. 

Valutazione delle seguenti aree: 

  • Linguaggio 
  • Abilità motorie e autonomia
  • Memoria e attenzione
  • Abilità visuo-motorie
  • Lateralizzazione
  • Stabilità/iperattività
  • Capacità sociali
  • Stress
  • Alimentazione
  • Sonno 
  • Evacuazione

Queste funzioni, anche quando appartenenti a domini differenti, sarebbero interconnesse tra loro; infatti, ma la mano che si sale nelle arie gerarchiche, da quelle primarie e quelle secondarie terziarie, la compromissione di un’aria può condizionare altre arie e quindi altre funzioni (Lurija, 1977). È a queste funzioni che sono associate anche le capacità di apprendimento scolastico della lettura, della scrittura e del calcolo.

Sono numerosi gli studi che riportano l’incidenza di maturità in queste funzioni dei bambini – con sviluppo tipico o con altri quadri clinici – che presentano difficoltà negli apprendimenti scolastici. 

Per affrontare l’apprendimento scolastico della lettura, scrittura e del calcolo, infatti, il bambino deve aver maturato alcune funzioni neuropsicologiche che fanno capo a competenze di tipo linguistico, visuo-spaziale e prassico-costruttivo, di attenzione e di memoria.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Dall’Oglio, A. M., Rossiello, B., Coletti, M. F., Caselli, M. C., Ravà, L., Di Ciommo, V., … & Pasqualetti, P. (2010). Developmental evaluation at age 4: Validity of an Italian parental questionnaire. Journal of paediatrics and child health, 46(7‐8), 419-426.
  • Bevilacqua, F., Giannantoni, P., Pasqualetti, P., di Ciommo, V. M., Coletti, M. F., Ravà, L., … & Dall’Oglio, A. M. (2015). Predictive validity of the I talian parental questionnaire for developmental evaluation at age 4 (QS4‐G). Journal of Paediatrics and Child Health, 51(6), 600-607.

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