Voci senza voce e racconti nascosti: la psicosi nei bambini

Disturbi Psicotici: Quando la Connessione con la Realtà si Sdoppia

Il concetto di psicosi abbraccia una vasta gamma di disturbi psichiatrici caratterizzati da gravi sintomi cognitivi, percettivi, affettivi e comportamentali, che possono compromettere profondamente il rapporto con la realtà circostante. In questo insieme, la schizofrenia si erge come il disturbo più debilitante.

Secondo il DSM-5, i disturbi psicotici emergono tipicamente tra i 14 e i 35 anni e presentano una varietà di sintomi, tra cui quelli positivi e negativi, disorganizzazione del pensiero e del linguaggio, comportamenti eccentrici, disturbi affettivi e un marcato deterioramento del funzionamento (APA, 2013). I sintomi positivi si manifestano principalmente sotto forma di disordini del pensiero, deliri ed allucinazioni, mentre quelli negativi comprendono comportamenti associati a un’appiattimento emotivo, apatia e passività, che possono portare a un significativo isolamento sociale.

L’esordio dei disturbi psicotici avviene solitamente durante l’adolescenza o i primi anni dell’età adulta, ma è preceduto da fasi prodromiche prolungate, durante le quali compaiono sintomi generici intermittenti e un graduale declino del funzionamento, fino alla piena manifestazione dei sintomi psicotici principali. Intervenire precocemente durante queste fasi a rischio può prevenire o ritardare lo sviluppo della psicosi, attenuare l’impatto dei sintomi e favorire un adattamento e un funzionamento ottimali (Cozzi, 2017).

La psicosi infantile, sebbene meno comune rispetto alla sua controparte negli adulti, è una condizione complessa e significativa che richiede una comprensione approfondita e interventi tempestivi.

La psicosi infantile è una condizione psichiatrica che coinvolge gravi disturbi della percezione, del pensiero e della capacità di relazionarsi agli altri. Contrariamente alla credenza popolare, la psicosi non è limitata agli adulti; può manifestarsi nei bambini in età precoce, anche se con minore frequenza. Questa condizione può avere un impatto significativo sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino, nonché sul benessere della famiglia nel suo complesso.

 Prodromi della Psicosi Infantile

I segnali premonitori della psicosi infantile, noti come prodromi, possono manifestarsi in modi diversi e spesso sottili. Alcuni segni comuni possono includere:

1. Cambiamenti nel comportamento: il bambino può diventare più irrequieto, isolato o agitato.
2. Disturbi del sonno o dell’alimentazione: alterazioni nei modelli di sonno o di alimentazione possono essere segnali di disagio.
3. Difficoltà di concentrazione: il bambino può avere difficoltà a mantenere l’attenzione o a seguire istruzioni (questi episodi possono manifestarsi sia a scuola che a casa).
4. Allucinazioni o deliri: alcune forme di psicosi infantile possono comportare esperienze sensoriali distorte o credenze irrazionali.

Eziopatogenesi della Psicosi Infantile

L’eziopatogenesi della psicosi infantile è complessa e multifattoriale, coinvolgendo una combinazione di fattori genetici, neurobiologici, ambientali e psicosociali. Alcuni dei fattori chiave includono:

1. Predisposizione genetica: studi hanno dimostrato che la psicosi può essere ereditata, con una maggiore probabilità di sviluppare la condizione se vi è una storia familiare.
2. Disfunzioni neurobiologiche: anomalie nella struttura e nella funzione del cervello possono contribuire alla comparsa della psicosi.
3. Eventi stressanti: traumi precoci, abusi o altre esperienze stressanti possono aumentare il rischio di sviluppare la psicosi.
4. Ambiente familiare: il clima familiare, inclusi fattori come la comunicazione, il supporto emotivo e i conflitti, può influenzare il rischio di psicosi infantile.

Fattori di Rischio

Alcuni fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare la psicosi infantile includono:

1. Storia familiare di disturbi psichiatrici: la presenza di altre condizioni psichiatriche nella famiglia può aumentare il rischio per il bambino.
2. Traumi o stress precoci: esperienze traumatiche o stressanti durante l’infanzia possono aumentare la vulnerabilità alla psicosi.
3. Abuso di sostanze: l’uso di sostanze durante la gravidanza o l’allattamento può aumentare il rischio di sviluppare la psicosi nel bambino.
4. Isolamento sociale: la mancanza di sostegno sociale e di reti di supporto può aumentare il rischio di psicosi infantile.

Trauma e Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD)

Nel DSM-5, i disturbi correlati a traumi e stress sono suddivisi in diverse categorie, tra cui il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD), il Disturbo da Stress Acuto e altri disturbi dell’adattamento. Sebbene il Trauma Complesso non sia ufficialmente riconosciuto dal DSM-5, numerosi studi si concentrano sull’effetto a lungo termine dell’abuso, del maltrattamento e della trascuratezza infantile sulla salute mentale e sulla personalità degli adulti, suscitando dibattiti e interrogativi aperti (Brown et al., 1993; Faretta, 2001).

Molti clinici concordano sull’importanza delle esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia nell’insorgenza di disturbi psicologici. Ad esempio, l’esposizione a eventi imprevedibili o traumatici, o esperienze di abbandono e separazione, può predisporre a sintomi psicotici (Brown et al., 1993; Faretta, 2001). Tuttavia, è cruciale considerare non solo la natura del trauma, ma anche la capacità individuale di elaborare tali esperienze, che può variare notevolmente in base all’età e all’ambiente familiare (Parker, 1981).

Le emozioni sperimentate durante l’infanzia giocano un ruolo chiave nella formazione degli schemi di attaccamento, influenzando se il bambino cerca o evita il contatto con il caregiver (Panksepp, 1998). L’attaccamento può essere considerato come il legame emotivo che unisce il bambino alla figura di cura, e la sua natura influenza profondamente la relazione e il benessere psicologico del bambino (Hazan et al., 1998).

Il Ruolo dei Traumi Precoci nelle Psicosi

Gli eventi traumatici, specialmente se verificatisi durante l’infanzia e le prime esperienze familiari, rappresentano un importante fattore di rischio nello sviluppo delle psicosi. Studi recenti hanno evidenziato il ruolo di eventi come il trascuramento, gli abusi fisici, sessuali ed emotivi, i lutti precoci e il bullismo nel manifestarsi di tali disturbi (Varese et al., 2012). Questi eventi, insieme alla esposizione a situazioni di vita incontrollabili o traumatiche, possono predisporre i soggetti a uno stato di rischio ultraelevato per i disturbi psicotici (Bechdolf et al., 2010).

La ricerca suggerisce una correlazione tra PTSD e lo sviluppo successivo di sintomi psicotici, indicando l’importanza di valutare la storia di eventi traumatici nei pazienti a rischio (Bechdolf et al., 2010; Gibson et al., 2016; Kline et al., 2016). In particolare, gli abusi sessuali sembrano influenzare significativamente la transizione verso disturbi psicotici franconi (Cutajar et al., 2010; Thompson et al., 2014).

Sebbene i traumi siano diffusi nelle psicosi, non sempre sfociano in disturbi psichiatrici; fattori come la durata e la frequenza del trauma, la resilienza individuale e la presenza di un adeguato supporto familiare possono mitigarne l’impatto (Kline et al., 2016). Studi recenti stanno indagando sui mediatori specifici che influenzano la relazione tra esperienze avverse nell’infanzia e lo sviluppo delle psicosi, evidenziando l’importanza di una valutazione approfondita dei fattori di rischio (Williams et al., 2018).

Il ruolo trasdiagnostico del trauma è al centro dell’attenzione nella ricerca sulle psicosi, incoraggiando lo sviluppo di protocolli terapeutici mirati ai sintomi traumatici nei pazienti affetti da disturbi psicotici (Cozzi, 2018). Questa nuova prospettiva integra approcci terapeutici che considerano l’esperienza passata del paziente come parte fondamentale del suo quadro clinico, aprendo nuove strade per la diagnosi e il trattamento delle psicosi.

 Interventi e Terapia

L’intervento precoce è essenziale per migliorare gli esiti della psicosi infantile. Alcuni approcci di intervento e supporto includono:

1. Valutazione e diagnosi precoce: è importante che i professionisti sanitari valutino tempestivamente i sintomi del bambino e forniscono una diagnosi accurata.
2. Trattamento farmacologico:  in alcuni casi, possono essere prescritti farmaci antipsicotici per gestire i sintomi della psicosi.
3. Interventi psicologici: la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), la terapia familiare e altri approcci psicologici possono essere utili nel gestire i sintomi e migliorare il funzionamento del bambino e della famiglia.
4. Supporto familiare: fornire supporto e informazioni ai genitori e ai familiari può aiutare a ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita.

La psicosi infantile è una condizione complessa che richiede una comprensione approfondita e interventi mirati. Con una valutazione e una diagnosi tempestive, insieme a un sostegno adeguato, è possibile migliorare gli esiti per i bambini e le loro famiglie affetti da questa condizione. È importante che i genitori, i caregiver e i professionisti sanitari lavorino insieme per fornire un ambiente di supporto e compassione per i bambini affetti da psicosi infantile.

Articolo a cura del: 
Dott. Samuele Russo – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoterapeuta EMDR, specialista in Psicologia Pediatrica

Bibliografia:

  • Cozzi, A. (2017). Intervento precoce nei disturbi psicotici: l’importanza della fase prodromica.
  • Brown et al. (1993). Impact of Childhood Trauma on the Etiology of Psychosis.
  • Varese et al. (2012). Meta-Analysis of Environmental Risk Factors for Schizophrenia.
  • Bechdolf et al. (2010). Predictors of Transition to Psychosis in Ultra-High Risk Individuals.
  • Hardy et al. (2017). Trauma and Psychosis: A Review.
  • Bailey et al. (2018). Traumatic Experiences and Ultra-High Risk Symptoms in Adolescents.
  • Williams et al. (2018). Childhood Adversity and Psychosis: Examining Mediating Variables.

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