Disturbi del neurosviluppo e funzioni esecutive

Alcune patologie dell’età evolutiva presentano una compromissione delle funzioni esecutive (FE) maggiormente accentuata. Ad esempio nel ritardo mentale, nell’autismo e nel disturbo di attenzione e di iperattività (ADHD), osservando il profilo neuropsicologico di queste patologie, ci si rende conto di quanto grave sia la mancanza dell’uso delle FE nel contesto di vita quotidiana da parte di questi bambini (Baron, 2007). In particolare, in due disturbi dello sviluppo l’ADHD e l’autismo, è marcatamente compromesso l’uso delle FE (Barkley, 1997b; Pennington, Ozonoff, 1996; Russel, 1997). 

I bambini con ritardo mentale presentano nella loro sintomatologia tutte le caratteristiche dei soggetti con gravi deficit nelle FE. Mostrano, infatti disturbi dell’attenzione che vanno dall’iperattività all’estrema distraibilità, ai comportamenti perseverativi e alle stereotipie. Di fronte a richieste precise, questi bambini non mettono in atto una pianificazione del comportamento che serve a portare a termine positivamente il compito proposto: Non guardano e manipolano in modo caotico gli oggetti che sono presenti nel loro campo visivo e mostrano un’attività manipolativa fine a se stessa. Spesso non comprendono la natura del compito da affrontare: non riescono a individuare gli elementi salienti; utilizzano strategie povere e inefficienti e non tengono conto delle esperienze precedenti per migliorare le loro prestazioni. Non essendo in grado di generalizzare le esperienze fatte e quindi di migliorare la qualità delle loro azioni, spesso utilizzano comportamenti infantili e regressivi, caratterizzati da ansia da prestazione dovuta alle pregresse esperienze di fallimento. 

Anche nel caso dell’autismo, dal momento che la loro esperienza è stata molto stessa segnata dall’insuccesso, hanno imparato a non provare nemmeno più a cimentarsi con situazioni nuove. Anzi di fronte alle novità, vengono spesso messi in atto comportamenti catastrofici di rifiuto, con pianto agitazione e fuga. Un’altra caratteristica dell’autismo è rappresentata da una forte rigidità di pensiero, che non consente loro di generalizzare gli apprendimenti. Studi più recenti hanno sottolineato come il controllo inibitorio sia il più importante e basilare deficit cognitivo nelle persone affette da autismo, così come la mancanza di flessibilità mentale è il più importante predittore della presenza di comportamenti ripetitivi

Il Disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD) è stato studiato con maggiore attenzione negli ultimi dieci anni, con particolare riferimento alla sua e eziologia per meglio definirne il profilo cognitivo-comportamentale. Gli studi sull’ADHD hanno cercato di approfondirne la natura genetica molecolare, così come gli aspetti neuroanatomici e funzionali. Si è così evidenziato la presenza di ridotte strutture della materia bianca nei gangli della base. È stata avanzata l’ipotesi di circuiti frontali coinvolti in questo disturbo poi riformulato come un disturbo delle FE. I bambini con ADHD sono caratterizzati dei seguenti sintomi: disattenzione, iperattività e impulsività. Secondo il DSM V (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) esistono tre tipi di forme di ADHD: una dove predomina l’aspetto della disattenzione, un’altra dove predomina l’aspetto dell’iperattività/impulsività, e infine un altro dove sono presenti in maniera combinata entrambi gli aspetti disattenzione e iperattività/impulsività. È emerso che i deficit nelle FE sono soltanto in parte responsabili delle difficoltà dei bambini con ADHD ad affrontare il mondo reale. Secondo il modello di Barkey solo il sottotipo di ADHD combinato e quello quello con iperattività/impulsività sono associati con le FE. 

Per quanto riguarda le FE nei bambini che presentano ADHD è stata osservata una marcata compromissione relativamente alla working memory, alla pianificazione, alla flessibilità cognitiva e alla fluenza verbale; inoltre sono stati osservati molte difficoltà nell’integrazione visuo-motoria e nella coordinazione. 

Articolo a cura del Dott. Samuele Russo 

Fonti bibliografiche:

  • Cantagallo A., Spitoni G., Antonucci G., “Le funzioni esecutive. Valutazione e riabilitazione”, Carrocci Editor, Roma, 2015
  • Marzocchi M., Valagussa S., “Le funzioni esecutive in età evolutiva. Modelli neuropsicologici, strumenti diagnostici, interventi riabilitativi”, Franco Angeli editore, Roma, 2016
  • Usai M., Traverso L., Gandolfi G., Viterbori P.,  “FE-PS 2-6. Batteria per la valutazione delle funzioni esecutive in età prescolare”, Edizioni Centro Studi Erickson ,  Trento, 2017

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