Protocollo Primo Accesso

Il “protocollo primo accesso”, dedicato alla fase di consulenza e di restituzione, nasce da una lunga esperienza maturata in questi anni di libera professione, in cui ho potuto toccare con mano l’efficacia di un intervento che parta da una base solida di conoscenza (etimologia greca del termine “diagnosi”). Durante questi anni l’essermi relazionato con moltissime famiglie che hanno chiesto il mio aiuto, sia nel contesto privato della libera professione, sia in quello pubblico in cui ho lavorato e lavoro tutt’ora (ospedali, scuole, università, ecc.), mi ha permesso di comprendere l’importanza e la vitale necessità di un’anamnesi attenta e rigorosa, nonché scientificamente valida. Spesso, un’anamnesi non adeguatamente condotta porta all’assenza o alla carenza di informazioni, a volte molto preziose. Questo crea un grande problema al momento della definizione degli obiettivi del percorso, rischiando di selezionare informazioni poco rilevanti che portano ad obiettivi poco definiti e poco chiari o ancora peggio non condivisi dalla famiglia. Allo stesso modo  una raccolta caotica ed eccessiva di informazioni, senza dietro un pensiero e un lavoro sistematizzato da parte del professionista, porta senz’altro pochi benefici,  stressando inutilmente il bambino e la sua famiglia, e ritrovandosi con una mole di informazioni disorganizzate e poco chiare, spesso anche irrilevanti ai fini dell’intervento, delle quali il terapeuta non può servirsi per aiutare la famiglia. 

Durante questi anni ho sentito quindi  necessario avviare un percorso di selezione degli strumenti più utili e adatti a condurre una fase di consulenza che possa raccogliere le informazioni più rilevanti ai fini dell’intervento, senza stressare eccessivamente o inutilmente il bambino e la sua famiglia.  Pur tenendo  sempre presente che ogni bambino e ogni famiglia è diversa e che il primo strumento per conoscere la famiglia è il terapeuta stesso, l’esperienza mi ha portato a reputare necessario l’applicazione di una metodologia rigorosa, puntuale, ma flessibile, capace di dare alle famiglie una restituzione che possa avere una solida base clinica e scientifica.  Così se da un lato ho flessibilizzato l’utilizzo degli strumenti per la consulenza e la raccolta dei dati, dall’altro ho adottato una metodologia che si avvale di un modello di osservazione rigoroso, clinico e scientifico.

Appare dunque necessario, esplorare, conoscere, capire insieme alla famiglia quale possa essere l’aiuto migliore e il percorso più efficace per loro. Condividere con la famiglia un piano terapeutico che tenga in considerazione la complessità delle dinamiche relazionali, dei contesti in cui il bambino agisce e si sviluppa, per attuare un intervento che tenga conto delle risorse e delle criticità del bambino, della sua famiglia e del contesto in cui vive. 

Per fare questo oggi utilizzo un protocollo specifico per la fase di consulenza che tenga conto del ciclo di vita in cui si trova la famiglia, della dimensione relazionale, degli aspetti affettivi, cognitivi e dei punti di forza e di debolezza del bambino e della sua famiglia. 

La mia borsa degli attrezzi è sufficientemente capiente per ospitare gli strumenti adatti alla specifico problema per cui la famiglia richiede il mio aiuto. Questo garantisce ulteriormente una maggiore flessibilità e adattabilità del protocollo di assessment a seconda delle situazioni. 

Negli anni ho maturato una expertise che mi ha permesso di toccare con mano i benefici di un’attenta e puntuale anamnesi che preveda la ricostruzione della storia familiare e la condivisione con la famiglia di obiettivi e di un piano di intervento  basati su una raccolta anamnestica che tenga conto della complessità del contesto in cui  il bambino agisce e si forma. 

Il protocollo di primo accesso è dunque così organizzato. 

La consulenza in genere prevede circa 5 incontri  (a seconda dei casi e dell’età del bambino il protocollo potrebbe subire degli adattamenti e potrebbero essere sufficienti anche meno 4 incontri), necessari per raccogliere le informazioni e comprendere il quadro contestuale in modo da fornire l’aiuto è più adatto al bambino. A questi seguiranno altri 2 incontri per la restituzione: uno verrà svolto con i soli  genitori; e un’altro con i genitori e il bambino (o tutta la famiglia)  presenti. Questi incontri di restituzione hanno lo scopo di condividere le osservazioni raccolte e l’eventuale piano terapeutico  proposto.

Gli incontri di consulenza avvengono a cadenza settimanale (solo in alcuni casi, ove il professionista lo ritenga utile e/o necessario gli incontri potrebbero avere una cadenza diversa).

 In alcuni casi, il terapeuta può reputare che gli incontri di consulenza insieme alla restituzione siano già sufficienti per la famiglia, in altri casi può essere fortemente consigliato intraprendere uno specifico percorso (ad es. psicoterapia, parent training, sostegno alla genitorialità, psicoeducazione, valutazione di approfondimento, ecc. VEDI anche protocollo di intervento) che il professionista concorderà insieme alla famiglia. 

Gli incontri di consulenza rappresentano a tutti gli effetti un intervento. Infatti, sebbene le sedute di consulenza non facciano parte del protocollo di intervento, possono essere considerati a tutti gli effetti una parte fondamentale, iniziale, dell’intervento stesso.

Fase di consulenza*

1° step (il contatto) – La persona o la famiglia telefona al professionista (tramite l’area contatti). Durante la telefonata la persona o la famiglia che telefona descriverà brevemente la problematica per cui si chiede aiuto.  Il professionista dopo aver spiegato le modalità attraverso le quali verrà svolta la fase di consulenza concorderà e fisserà un appuntamento con la famiglia. 

In questo step alla famiglia verrà inviato (tramite mail) una copia del modulo che contiene privacy, consenso informato e trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria, questo documento è la conditio sine qua non per poter avviare la consulenza. Per cui i genitori del minore prima dell’incontro dovranno stampare, compilare, firmare e riconsegnare il modulo tramite email. La firma deve essere apposta da entrambi i genitori o da chi ne ha la responsabilità legale così come previsto dalle normative vigenti. 

La visita di uno psicologo nei confronti di un minore rappresenta un atto di straordinaria amministrazione ed, in quanto tale, richiede il consenso congiunto di ambedue i genitori esercenti la responsabilità genitoriale (art. 337 ter c.c.). Entrambi i genitori, infatti, sono tenuti a sottoscrivere il consenso informato al trattamento psicologico a cui verrà sottoposto il figlio minorenne (ovviamente anche per la consulenza). 

Tale consenso deve essere prestato, a maggior ragione, nel caso di separazione dei coniugi, non solo dal genitore collocatario, ma anche dall’altro. Persino nell’ipotesi di affidamento esclusivo, il genitore non affidatario deve essere informato della prestazione medica a cui la prole viene sottoposta e prestare il proprio consenso. Diverso è il caso di affidamento “super esclusivo” in cui il giudice autorizza il genitore ad esercitare ogni potere decisionale nell’interesse del minore a prescindere dal consenso dell’altro.

Sarà fondamentale portare con sé i documenti necessari ove previsti (certificati di morte di uno dei genitori, decreti del tribunale, decreto affido o adozione, decreto affido superesclusivo art. 337 quater o altra documentazione necessaria per la presa in carico). Inoltre, può essere utile anche portare con sé precedenti diagnosi e/o relazioni da precedenti ospedali, strutture o altri professionisti che hanno seguito il minore. 

2° step – (avvio consulenza) – In questo step il professinista ha già ricevuto firmato da entrambi i genitori il modulo che aveva inviato. Durante questo step della fase di consulenza si svolgeranno i 5 incontri conoscitivi previsti durante i quali si raccoglieranno informazioni sul bambino e sulla sua storia personale e familiare. Verrà utilizzato il colloquio anamnestico, il colloquio clinico, l’osservazione e metodologie, tecniche e strumenti conoscitivi. In genere l’incontro viene video-registrato e/o audio registrato. Questo aiuta il terapeuta a comprendere meglio la situazione. I dati raccolti sono protetti, e una volta terminato il percorso vengono distrutti o resi anonimi. 

1° incontro di consulenza – (Durata 1 ora circa) – Vengono convocati il bambino e tutta la sua famiglia. Questo incontro è molto importante perché si inizia a costruire la storia del sintomo e la storia familiare. La famiglia inizia a instaurare una relazione di conoscenza e di fiducia con il terapeuta, e si iniziano a gettare le basi per la costruzione dell’alleanza terapeutica con il bambino e con la sua famiglia. Durante questo incontro il terapeuta conoscerà meglio la situazione per cui la famiglia ha chiesto aiuto e ciascun membro avrà la possibilità di esprimere le proprie preoccupazioni e il proprio punto di vista sul problema.

2° incontro di consulenza – (Durata 1 ora circa) – Vengono convocati il bambino e tutta la sua famiglia. Durante questo si continuerà la conoscenza della famiglia attraverso il gioco e l’utilizzo di tecniche di osservazione strutturate. 

3° incontro di consulenza – (Durata 1 ora circa) – Vengono convocati solo i genitori. Durante questo incontro verranno affrontate diverse tematiche relative al bambino e alla sua famiglia.

4° incontro di consulenza – (Durata 1 ora circa) – Vengono convocati solo i genitori. Durante questo incontro si completerà la raccolta delle informazioni.

5° incontro di consulenza – (Durata 1 ora circa) – Vengono convocati il bambino e i suoi genitori. Questo incontro è dedicato ad approfondire ulteriori tematiche che saranno utili per la restituzione e per l’eventuale percorso terapeutico. Il bambino starà col terapeuta che attraverso il gioco lo coinvolgerà per continuare la conoscenza reciproca. I genitori, in un luogo a parte, compileranno alcuni questionari standardizzati per avere maggiori informazioni e una raccolta anamnestica rigorosa e validata. 

3° step – (la restituzione) – Finiti gli incontri di consulenza, arriva il momento di condividere quanto emerso prima con i soli genitori e successivamente con il bambino e la sua famiglia. Questo è sempre un momento importantissimo perché è qui che si condivide con la famiglia la rilettura dei fatti accaduti e si condividono gli obiettivi e il piano terapeutico, laddove si prevede un eventuale intervento. Gli incontri di restituzione, come gli incontri di consulenza, verranno affrontati a distanza di una settimana l’uno dall’altro.

1° incontro di restituzione – (Durata 1 ora) – Vengono convocati solo i genitori. Durante questo incontro il terapeuta condivide con loro quanto emerso avvalendosi delle informazioni raccolte tramite i colloqui anamnestici, l’osservazione e gli altri strumenti utilizzati (test carta e matita, questionari, tecniche strutturate di osservazione clinica, ecc.) e condividerà con i genitori le possibili ipotesi sulle ragioni alla base del problema, e proporrà un percorso con un piano terapeutico e obiettivi condivisi.

2° incontro di restituzione – (Durata 1 ora) – Viene convocato il bambino con i genitori (o tutta la famiglia a seconda delle situazioni). Il terapeuta aiuterà i genitori a condividere con il bambino quanto emerso, e i genitori “daranno la loro benedizione” alla terapia, facendo capire chiaramente al bambino che loro sono d’accordo per iniziare il percorso e che anzi lo reputano necessario. Questo è un momento molto importante per motivare il bambino, non farlo sentire in colpa e condividere anche con lui gli obiettivi. Per facilitare la comprensione di questo momento dedicato alla restituzione verrà utilizzato il linguaggio immaginifico della fiaba, ricca di metafore e immagini. La restituzione alla famiglia avverrà, infatti, attraverso una rinarrazione della storia individuale e familiare del bambino, con il racconto sistemico e lo storytelling finalizzato a ridefinire, risignificare, rileggere e ripossedere la propria storia individuale e familiare. 

Finita la fase di consulenza (che include la valutazione e la restituzione), se il terapeuta lo reputa necessario e ovviamente se la famiglia condivide con il terapeuta gli obiettivi, si passa alla fase di intervento.

*L’impostazione delle fasi potrebbe subire  modifiche in base alle necessità cliniche che verranno valutate caso per caso dal terapeuta. Inoltre, nei casi di famiglie con bambini molto piccoli o neonati il “protocollo primo accesso” verrà modificato e adattato alle circostanze. 

È possibile richiedere una consulenza tramite l’area contatti.