La valutazione delle FE in età evolutiva

La valutazione delle funzioni esecutive (FE) costituisce un problema molto dibattuto in letteratura per diverse ragioni, la prima delle quali fa riferimento alla cosiddetta impurità delle prove (task impurity). Il termine impurità si riferisce alla difficoltà di creare compiti specifici che valutino le singole componenti esecutive al netto di altre capacità che non appartengono al dominio delle FE. Infatti, le FE sono attivate in situazioni complesse; tale complessità sollecita, in interazione con le FE. anche abilità e processi «non esecutivi», i quali inevitabilmente influenzano il comportamento dell’individuo e rendono particolarmente difficile un’individuazione chiara dei processi esecutivi oggetto di studio. Secondo Suchy (2009), date le numerose interconnessioni neuroanatomiche tra il sistema delle FE e altri sistemi cognitivi, è virtualmente impossibile valutare le FE senza incidentalmente valutare anche un processo non esecutivo. Come sottolineato da Wiebe e colleghi (2011), le FE sono un processo terziario per definizione; questo significa che sono funzioni utili a regolare capacità di base come il linguaggio, la memoria, che sono necessariamente coinvolte nell’esecuzione della prova. Poiché l’età prescolare è caratterizzata da variazioni sostanziali nell’acquisizione delle capacità di base, la probabilità che le differenze individuali in un dato compito siano date non solo da differenze nello sviluppo delle FE, ma anche dal livello di sviluppo delle abilità di base, è particolarmente elevata in questa fascia d’età. 

Inoltre, a età diverse uno stesso compito può essere affrontato utilizzando strategie differenti, quindi non è chiaro se si stia valutando lo stesso processo cognitivo (Best et al., 2009). Consideriamo ad esempio la Torre di Londra che è utilizzata in età adulta per valutare il problem-solving, la pianificazione, la programmazione di strategie, l’auto-monitoraggio: in età prescolare e, in misura minore, anche in età successive tale compito sollecita anche la capacità di inibizione. 

Quest’ultima osservazione apre un’importante questione riguardante proprio la valutazione delle FE: esiste ancora un vivace dibattito sul costrutto delle FE e sulle modificazioni che questo subisce in età evolutiva, soprattutto se si considera l’età prescolare. Alcune funzioni, come l’inibizione, hanno uno sviluppo più precoce, mentre altre funzioni non sono distinguibili prima della tarda fanciullezza: si pensi ad esempio alla flessibilità (set shifting), che in età prescolare risulta associata alla memoria di lavoro e che emerge come capacità distinta durante una seconda fase di differenziazione, intorno ai 9 o 10 anni. 

Questo significa che un compito volto a valutare la flessibilità proposto a bambini di età inferiore ai 9-10 anni sollecita anche altre capacità esecutive e che la flessibilità in realtà non è valutabile come capacità distinta da queste. 

Un ulteriore problema riguarda la corrispondenza tra processi cognitivi valutati attraverso prove dirette e comportamenti osservati. Ad esempio, gli individui con deficit esecutivi possono essere in difficoltà nel passare flessibilmente da un set mentale a un altro quando sono di fronte a problemi reali: tuttavia, quando l’esaminatore chiede esplicitamente di utilizzare la flessibilità sono in grado di generare nuove idee e risolvere problemi. Il contesto di valutazione, per sua natura, facilita i processi di regolazione cognitiva; ad esempio la relazione uno-a-uno e le stesse procedure di somministrazione rappresentano una guida al comportamento del bambino. Al contrario, situazioni meno strutturate, come quella scolastica, possono sollecitare maggiori problemi di regolazione a causa dell’aumento delle fonti di distrazione e della necessità di svolgere compiti in autonomia senza la costante supervisione di un adulto. 

Per questo la prestazione a un compito, sebbene risulti informativa rispetto alle risorse cognitive che il bambino riesce ad attivare in una situazione facilitante, potrebbe non consentire di predire direttamente l’andamento del comportamento nelle situazioni della vita reale, quando non si tratta più di affrontare un compito con istruzioni che consentono di comprendere quale abilità cognitiva attivare. 

Un altro aspetto problematico relativo alla valutazione delle FE riguarda l’affidabilità dei compiti: infatti, un elemento centrale di molti compiti esecutivi è che essi presentano situazioni nuove che richiedono la generazione di risposte non di routine. Di conseguenza, quando i compiti esecutivi sono somministrati ripetutamente, le prestazioni possono diventare automatizzate e non attingere più al controllo esecutivo (Hughes e Graham, 2002). È possibile che questo sia il motivo per cui gli indici di affidabilità dei test sulle FE sono solitamente bassi in età adulta e lo sono ancor di più in età evolutiva. La novità del compito può essere più rilevante in alcuni compiti e meno in altri: ad esempio, la somministrazione ripetuta di un compito di inibizione della risposta, come il Go/No-Go, che richiede di produrre una risposta in presenza di un segnale e di sopprimerla alla presentazione di un altro segnale, può portare ad automatizzare la risposta di soppressione.

Per contro, la novità non sembra essere una caratteristica essenziale nella prestazione in compiti di memoria di lavoro, infatti gli studi hanno dimostrato che tali compiti hanno una maggiore stabilità temporale e mostrano adeguata affidabilità. Le considerazioni fin qui riportate devono essere tenute presenti quando ci si appresta a misurare le FE. 

Sarà necessario completare la valutazione delle FE con osservazioni compiute nei contesti quotidiani (casa, scuola) con l’utilizzo di questionari o di interviste semi-strutturate volte a comprendere la capacità di adattamento dell’individuo nel suo ambiente in un’ottica di valutazione di tipo ecologico. 

Articolo a cura del Dott. Samuele Russo 

Fonti bibliografiche:

  • Cantagallo A., Spitoni G., Antonucci G., “Le funzioni esecutive. Valutazione e riabilitazione”, Carrocci Editor, Roma, 2015
  • Marzocchi M., Valagussa S., “Le funzioni esecutive in età evolutiva. Modelli neuropsicologici, strumenti diagnostici, interventi riabilitativi”, Franco Angeli editore, Roma, 2016
  • Usai M., Traverso L., Gandolfi G., Viterbori P.,  “FE-PS 2-6. Batteria per la valutazione delle funzioni esecutive in età prescolare”, Edizioni Centro Studi Erickson ,  Trento, 2017

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