Lo sviluppo della motricità nel bambino

Le abilità fino-motorie sono alla base delle azioni che compiamo quotidianamente, come vestirsi, allacciarsi le scarpe, scrivere, ecc., e vanno quindi favorite e rinforzate fin dalla prima infanzia, per accompagnare al meglio la crescita di ogni bambino.

Le azioni motorie esercitano un ruolo importante nella formazione della mente, condizionano l’apprendimento e sono alla base del linguaggio. 

Movimenti, schemi motori e rapporti fisici con la realtà sviluppano, infatti, la logica mentale, sottendono nessi importanti quali il prima e il dopo, sono alla base dei rapporti di causa ed effetto, della concatenazione dei diversi anelli che formano la catena del pensiero. 

Le azioni e i movimenti hanno un ruolo centrale nei processi di rappresentazione mentale a partire dalle fasi embrionali, quando l’embrione comincia a compiere una serie di movimenti che costituiscono i mattoni dei futuri comportamenti motori. 

Il rapporto tra motricità e funzioni cognitive è ben evidente nel corso delle prime fasi dello sviluppo. Lo sviluppo della motricità avviene gradualmente dopo la nascita e attraverso tappe ben precise. Le azioni motorie sono man mano sempre più coordinate e basate su un susseguirsi di atti che dipendono da memorie che codificano sequenze di movimenti in grado di rispondere a situazioni specifiche: le prassie (Oliverio, 2002). 

Per prassia si intende la capacità di eseguire una serie più o meno complessa di atti motori coordinati, che si concretizzano in un’azione finalizzata e significante. Si estrinsecano attraverso tre livelli: l’idea del movimento da eseguire per raggiungere lo scopo, che equivale a «cosa fare»; la formulazione del piano per realizzare la finalità, che equivale a «come fare»; l’esecuzione degli atti motori sequenziali, coordinati, necessari all’efficacia del movimento. 

È attraverso l’osservazione e l’azione motoria che un bambino compie una serie di apprendimenti concreti che, man mano, si trasformeranno in concetti astratti. Attraverso il movimento il bambino si forma sia la rappresentazione interna dello spazio, sia i primi rapporti topologici e poi euclidei. Le capacità motorie si riferiscono alla capacità di coordinare diversi movimenti di piccoli gruppi muscolari con precisione. La coordinazione tra le parti principali del corpo (braccia, gambe, dorso, ecc.) costituisce la motricità globale, mentre tutti quei movimenti, compiuti principalmente con le mani, che richiedono precisione delle dita, coordinazione oculo-manuale e postura adeguata, per permettere il movimento, rappresentano la motricità fine. 

Entrambe queste forme rivestono un ruolo insostituibile nello sviluppo dell’individuo, portandolo a conoscere l’ambiente circostante. Lo stretto rapporto esistente tra pensiero e movimento non va, infatti, considerato in modo univoco: se da una parte la mente concepisce, programma e fa eseguire, dall’altra l’azione, producendo sensazioni ed esperienze, rappresenta una fonte indispensabile dalla quale la mente attinge informazioni fondamentali, sul proprio corpo e su ciò che sta all’esterno (Arpinati et al., 2015). 

Abilità grosso-motorie 

Williams (1983) definisce lo sviluppo grosso-motorio come «l’uso progressivamente sempre più abile della totalità del corpo in un’ attività che coinvolge ampi gruppi muscolari e che richiede la coordinazione spaziale e temporale del movimento simultaneo di vari segmenti corporei». Pertanto, tutte le abilità che permettono al corpo di spostarsi da un posto all’altro (correre, saltare, galoppare, ecc.) e di muovere e prendere oggetti (lanciare, ricevere, colpire, ecc.) sono abilità grosso-motorie. Molti autori (Gallahue, 1982; Robertson, 1982; Williams, 1983; Zaichkowsky, Zaichkowsky e Martinek, 1980) sostengono che le abilità grosso-motorie si sviluppano seguendo delle fasi. Gli individui passano da uno stato all’altro dello sviluppo, seguendo determinate tappe, con un ritmo diverso che è influenzato da fattori biologici e da fattori ambientali: nel periodo neonatale la motricità globale è basata su riflessi e reazioni di base; in età prescolare e nei primi anni della scuola primaria compaiono i principali schemi e abilità grosso-motorie, negli ultimi anni della scuola primaria compaiono le prime attività di gioco; nel periodo che porta fino all’età adulta si strutturano abilità di gioco, sportive, di danza sia individuali che di gruppo. Le teorie di Piaget (1952) sostengono che il movimento riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle abilità cognitive nell’uomo. I bambini devono poter esplorare l’ambiente per sviluppare il loro potenziale cognitivo. Infatti, durante i primi anni di vita dedicano molto tempo all’interazione con l’ambiente circostante attraverso attività di movimento: strisciare, andare a carponi, camminare e saltare. Tutte le informazioni sensoriali vengono armonizzate dall’individuo al fine di controllare i movimenti del corpo nello spazio esterno: questa è detta coordinazione motoria. Gli organi preposti a questo processo sono il cervelletto e altre parti del sistema nervoso centrale. I problemi di coordinazione possono generare disturbi quali la goffaggine, l’impaccio dei movimenti, la maldestrezza. Inoltre, possono rendere difficile l’apprendimento di nuove situazioni o la generalizzazione di abilità acquisite. Un ritardo nella coordinazione, spesso, si associa a problemi in aree non strettamente motorie come quelle legate al linguaggio verbale e non verbale. 

Abilità fino-motorie

La mano è il primo strumento dell’uomo, ed è anche un mezzo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni. Secondo Darwin, la mano è l’organo che distingue l’uomo dagli altri primati, ma soprattutto l’organo che gli permette di raggiungere il suo posto predominante nel mondo. Le attività che vengono svolte in uno spazio ristretto (a tavolino) e impegnano una scarsa forza muscolare sono le attività manuali (motricità fine — MF). Come sottolineano A.M. Wille e C. Ambrosini (2005), queste attività richiedono concentrazione, precisione e una buona dissociazione dei movimenti delle dita. È necessario, inoltre, che il bambino raggiunga un movimento preciso e rapido, garantito soprattutto dall’opposizione del pollice alle altre dita e dalla capacità di usare l’estremità dei polpastrelli. I movimenti delle dita della mano sono: flessione, estensione, pronazione e supinazione. La sintesi degli ultimi due movimenti determina il carattere più evoluto della mano: quello dell’opposizione del pollice a tutte le altre dita. A seconda dell’attività manuale da compiere, l’oggetto sarà già afferrato in una determinata maniera, funzionale al suo uso futuro. La corretta anticipazione dell’azione, intesa come prassia, è la premessa per un corretto uso delle dita (Wille e Ambrosini, 2005). Nel corso del primo anno e mezzo di vita, il bambino comincia a sviluppare la prensione vera e propria: si tende verso un oggetto che attira la sua attenzione e lo afferra; più avanti è in grado di manipolarlo e di lasciarlo andare. Nell’evoluzione di questa capacità si possono individuare alcune fasi che riguardano sia il movimento del braccio verso l’oggetto (avvicinamento), sia il gesto della prensione vera e propria.

Wille e Ambrosini, nel loro manuale, ricordano alcune tappe e comportamenti significativi di prensione, elencati di seguito. 

— Fino ai 3 mesi l’afferramento è di tipo riflesso. 

— A 4 mesi si ha una presa cubito-palmare. 

— A 5/6 mesi compare una presa radiale (il bambino avvolge con gli avambracci gli oggetti sul tavolo). 

— A 8/9 mesi la presa diventa pluridigitale (manipolazione attiva degli oggetti): il bambino picchia, scuote, trasferisce da una mano all’altra. 

— Verso gli 11 mesi, si osserva la pinza tra il pollice e la prima falange dell’indice. 

— Dopo l’anno la presa è a pinza superiore (il bambino è attratto dalle briciole, le spinge con il dito indice, le afferra tra il pollice e l’indice per poi rilasciarle bruscamente). 

— Verso i 13 mesi il bambino gioca a mettere gli oggetti in una scatola e a tirarli fuori. 

— A 15 mesi butta di continuo gli oggetti a terra e segue interessato la loro traiettoria. 

— Verso i 18 mesi sa impugnare la matita e lascia segni su un foglio; costruisce torri con grossi cubi e gira pagine di un certo spessore. 

— Verso i 2 anni traccia linee verticali e orizzontali, pittura con le dita, gioca con la plastilina e fa semplici costruzioni, raduna i giocattoli, gira la maniglia della porta, impara a bere dalla tazza e a impugnare il cucchiaio. Inizia a lavarsi le mani e i denti. 

— A 3 anni sa mettersi le scarpe e sbottonare grossi bottoni, azionare una cerniera lampo e fare palline e salsicce con la plastilina o la pasta di sale. 

— Verso i 3 anni e mezzo c’è un lieve tremore nelle coordinazioni fini, utilizza spesso la mano non dominante o cambia mano frequentemente. 

— A 4 anni sa usare forbici, fare costruzioni complesse, fare un nodo e abbottonarsi. 

— Dai 5 anni il bambino esercita la sua manualità soprattutto nelle attività grafo-motorie: disegno, coloritura, pittura, cancellatura, uso del righello e scrittura. 

Perché è importante sviluppare la motricità fine 

Lo sviluppo motorio è molto importante per sperimentare l’ambiente ed è strettamente legato allo sviluppo delle abilità cognitive. L’ambiente deve essere ricco di stimoli che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze. I bambini sviluppano le abilità motorie nel corso del tempo, attraverso la conoscenza e la pianificazione, la coordinazione, la forza muscolare e la sensibilità. Come detto, tale apprendimento è sottoposto a notevoli fluttuazioni e ogni bambino ha i suoi tempi. Talvolta il progresso è più veloce, in altre occasioni più lento, e spesso le difficoltà in alcune competenze relative alla capacità motoria sono temporanee e non rappresentano reali problemi. Fin in tenera età le dita sono importanti perché i bambini iniziano a tenere in mano un sonaglino, un gioco, una matita, a disegnare, ad allacciare le scarpe, ad abbottonarsi la camicia, a percepire la diversa consistenza, ecc. Sviluppare abilità fino-motorie è utile perché il bambino andrà a compiere innumerevoli azioni che diventeranno parte della sua vita quotidiana nel suo percorso verso l’indipendenza. Per aiutare i nostri bambini ad acquisire e a perfezionare tutte le capacità fondamentali per ogni futuro apprendimento, lo strumento fondamentale è il gioco. Non dimentichiamo che l’esperienza sgradevole rende il bimbo meno disposto a esercitare le sue capacità motorie. Vi è un generale consenso nel considerare il gioco un importante fattore di sviluppo, perché permette al bambino di sperimentare prima e consolidare poi nuove competenze sia cognitive, sia motorie, sia socio-affettive. 

Il gioco è considerato: 

  • strumento cognitivo, in quanto promuove l’esplorazione e la conoscenza di sé, degli altri e del mondo; 
  • strumento formativo, perché crea occasioni di confronto e verifica; 
  • strumento didattico, in quanto favorisce l’apprendimento attraverso il vissuto;
  • strumento linguistico, perché utilizza un linguaggio specifico. 

Pertanto il bambino conosce, comprende, ordina e interiorizza ogni nuova esperienza e acquisizione attraverso il gioco. 

Articolo curato da:
Dott. Samuele Russo – Psicologo, specialista in Psicologia Pediatrica

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